AMBIENTE
6:40 pm, 23 Ottobre 16 calendario

Foreste in aumento? Non dappertutto

Di: Redazione Metronews
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ROMA. L’Italia non è mai stata così ricca di boschi. Ne avevamo parlato su Metro un paio di settimane fa in occasione della Festa dell’albero, commentando il dato secondo cui  nel nostro Paese è praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia la superficie coperta da boschi, che oggi interessano un terzo del territorio nazionale. Non è proprio così, secondo Vittorio Leone già ordinario di Protezione dagli incendi boschivi, presso l’Università della Basilicata. Lo studioso, in un’inchiesta sulle aree protette appena pubblicata sul portale vglobale.it, spiega come, a fronte di un apparente fervore ecologista e gli innumerevoli slogan che sembrerebbero indicare un ampio interesse per la natura e per la sua tutela, in realtà «le cose stanno in modo diverso e le capacità dei moderni mezzi di indagine, quali i numerosi satelliti di osservazione che ci sorvolano ogni giorno, confermano un dato di fatto: più i mezzi di indagine diventano efficaci, più ci confermano che le risorse ambientali sono oggetto di forme di aggressione globale organizzata, massiva, irreversibile». Citando uno studio pubblicato su Nature nel 2015, Leone sottolinea come «negli ultimi 12 anni, la foresta è regredita di 192.000 Km2 ogni anno (per intendersi, l’equivalente di due terzi dell’Italia). Questa regressione è da imputare alla deforestazione, alle utilizzazioni forestali, a disturbi di vario genere e a cambiamenti nelle forme di utilizzazione del suolo».  
In Europa e Italia
Anche in Europa il consumo irreversibile di suolo raggiunge valori elevati. Secondo l’indagine Lucas (Land Use and Cover Area frame Survey) di Eurostat la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata, per il 2012, pari al 7,0% del totale, contro il 4,3% della media dell’Ue. L’Italia si colloca al quinto posto dopo Malta, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Germania. Il consumo di suolo in Italia continua a crescere, con migliaia di ettari di fertile suolo agricolo che vengono consumati, trasformati cioè in asfalto e cemento, pur segnando un rallentamento (si è passati da 8.100 km2 all’anno negli anni 50 a 21.100 km2 nel 2015). «Cambiare abitudini e contenere certi fenomeni non è una velleità da contesse ecologiste – conclude Leone – ma un imperativo: prima o poi i miliardi di battiti di ala di farfalla scateneranno la tempesta perfetta».
METRO
 

23 Ottobre 2016
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