Terremoto Centro Italia
3:02 pm, 26 Agosto 16 calendario

Un boato, tutto è crollato La testimonianza dall’epicentro

Di: Redazione Metronews
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RIETI Nel cuore dell’epicentro. Il suo paese, Illica, proprio a metà strada fra Amatrice e Accumoli, praticamente non esiste più. Un boato fortissimo, pochi secondi per salvare i bambini con l’istinto da mamma al massimo della potenza, poi è venuto giù tutto. Sabrina Fantauzzi, giornalista, si sente una miracolata dopo che il suo letto è stato sollevato dalla scossa di mercoledì notte. È stata proprio lei a fornire la prima testimonianza in assoluto col suo status su facebook che è poi diventato virale.
Sabrina, come è andata quella notte terribile?
Stavo sul letto e ho sentito una esplosione enorme, accompagnata da una scossa violenta – o forse preceduta o seguita, in quel momento era tutto confuso. Ho percepito l’onda d’urto che veniva dal basso, che ha spinto violentemente verso l’alto facendo sobbalzare il letto. Subito si è crepato il muro, e così ho capito immediatamente cosa stava succedendo. Sono corsa dai bambini (i figli di 12 e 10 anni, ndr) per vedere se stessero bene. Il piccolo dormiva, ma il grande era perfettamente svegli. Teneva la coperta sulla testa. Gli ho chiesto perché non era scappato e mi ha risposto che con la coperta si stava proteggendo dai calcinacci. Li ho presi e li ho portati fuori.
In che condizioni era la situazione?
La scossa stava ancora continuando. Tutto quello che ti racconto in realtà è avvenuto in pochissimi secondi. Ci vuole più a dirlo di quanto abbia impiegato a farlo. Io agivo e basta. L’istinto di madre ha preso il sopravvento. Non stavo a riflettere, e allo stesso tempo avevo una visione lucidissima di tutte le alternative e le vie di fuga. Ho pensato di lanciarci dalla finestra del primo piano, ma nelle strade c’erano già macerie e ho temuto che se ci fossimo fatti male non potevamo scappare. Perciò ho preferito fare due rampe di scale. Era buio. Non ho acceso la luce per paura di esplosioni d gas. Sono riuscita a prendere il cellulare per usarlo come torcia, anche se ora a ripensarci poteva essere pericoloso perdere quegli istanti preziosi. Comunque è andata bene.
Fuori casa che è successo?
Abbiamo attraversato la piazza principale della città, e abbiamo iniziato a renderci conto della devastazione. Abbiamo raggiunto un grande prato aperto dove i superstiti si sono radunati. All’inizio eravamo una trentina, su circa duecento persone che si trovavano a Illica quella notte. Era tutto buio, e noi spiccavamo come fantasmi essendo coperti di polvere. Ci siamo preoccupati di mettere insieme i bambini, che si sono presi per mano e hanno recitato una preghiera. Io non sono molto praticante ma mi sono commossa: eravamo di fronte a un miracolo. I bambini si sono ripresi subito, noi grandi eravamo divisi tra persone come me rese adrenaliniche dalla tragedia e persone invece ridotte in un evidente stato di choc.
I soccorsi?
Sono arrivati dopo un po’ più di un’ora. All’inizio hanno curato i feriti leggeri che stavano lì nel campo. La cosa mi turbava, pensavo che bisognava andare a cercare i feriti più gravi tra le macerie. Poi ho capito che quello era compito dei vigili del fuoco arrivati poco dopo. Nonostante il disastro molti si sono salvati, ma le storie sono drammatiche. Un mio cugino, ferito, si è trattenuto a scavare tra le rovine di casa ed è riuscito a tirar fuori la mamma e la nipotina, ma non ha potuto salvare la moglie. Noi siamo stati firtunati, e verso l’una siamo andati a Roma per non restare bloccati lì.
E ora?
È stato davvero tremendo. Ora passando i giorni e calando l’adrenalina ti rendi conto di essere sopravvissuta alla catastrofe, con i figli, di essere una miracolata, e al contempo prendi coscienza che intorno a te il tuo paese non esiste più, ci sono solo devastazione e macerie.
OSVALDO BALDACCI

26 Agosto 2016
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