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9:17 pm, 10 Maggio 16 calendario

Minacce a siti italiani A Bari arresti per terrorismo

Di: Redazione Metronews
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BARI  Pronti a colpire in Italia e in Europa. Per ordine dell’Isis. O almeno questa è la potenziale minaccia evidenziata da un’indagine della della Direzione distrettuale antimafia e dai carabinieri del Ros che hanno fermato per terrorismo due cittadini afghani e un pakistano, mentre altri due afghani sono ricercati. Secondo i primi elementi i sospettati stavano pianificando azioni concrete, nelle città italiane ma anche in Belgio, Francia e Gran Bretagna. Uno degli arrestati era stato identificato a dicembre mentre fotografava l’esterno di un centro commerciale di Bari; l’altro è stato preso mentre ritirava il permesso di soggiorno, in procinto di andare a Calais, in Francia, dove gestisce traffici illeciti. Altri due, un pakistano, fermato a Milano poche ore dopo il blitz, e un afghano, ancora irreperibile, sono accusati solo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
A tradire i fermati sono stati gli smartphone. Sui cellulari sono state trovate «fotografie relative a obiettivi sensibili», con armi, tra cui una che mostra uno dei sospetti con una mitragliatrice americana M16 in mano. Inoltre è stata rinvenuta una serie di canti di preparazione al martirio. Tra i files compaiono sopralluoghi davanti ad aeroporti (ci sono i video degli interni dello scalo di Palese), porti, centri commerciali, ma anche scorci di Londra, Parigi e Roma (tra l’altro, immagini del Colosseo e del Circo Massimo). Dalle indagini della Procura di Bari è venuto a galla come uno dei due fermati, di 30 anni, munito di permesso di soggiorno, scaricava video e proclami inneggianti alla jihad e fotografie raffiguranti un noto capo carismatico talebano, ucciso nel 2015. L’altro afghano regolare, di 28 anni, aveva invece effettuato il filmato sospetto in un centro commerciale di Bari. Per gli investigatori del Ros di Bari e i pm titolari dell’inchiesta, Pasquale Drago e Roberto Rossi, il gruppo eversivo era composto da afghani che vivevano nel Cara di Bari e avevano ottenuto la protezione umanitaria o sussidiaria.
La cellula avrebbe fornito sostegno logistico a un’organizzazione terroristica transnazionale «di matrice confessionale» legata allo Stato Islamico, all’Emirato Islamico dell’Afghanistan e ad al-Qaeda, il cui «programma criminoso» – spiegano gli inquirenti – è «condiviso da una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in altre zone d’Italia ed altri Stati europei nonché in altri Paesi extraeuropei».  
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10 Maggio 2016
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