Maurizio Guandalini
5:00 pm, 28 Aprile 16 calendario

Non c’è educazione alla legalità

Di: Redazione Metronews
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Corruzione e politica. Soluzioni? La ruota gira e tutto ritorna. Succede il fattaccio e il qualunquismo populista strabuzza gli occhi gridando: onestà, onestà, onestà. Soluzioni? La mafia non fa più attentati perché con lo Stato ci fa affari, ha detto Maurizio Costanzo, obiettivo mancato, per un pelo, di Toto Riina. E ha ragione. Il coStato ferito, sanguinante gronda di un inciucio millenario, l’abbraccio Stato e Criminalità che è l’origine, la storia della mafia e della camorra. E non è un business riconducibile ad un partito in particolare: la corruzione fa, disfa e briga con chi ha il potere, in pieno daltonismo ideologico. Sento, i puri e duri, starnazzare che i partiti dovrebbero selezionare meglio la classe dirigente.
Soluzioni? Non mi sono chiari i passaggi di questo reclutamento trasparente. Forse si fanno degli esami particolari? Non c’è partito, una volta raggiunto il potere, soprattutto locale, che non ha un dirigente – presidente, assessore, consigliere – inquisito. Non sarà che è un problemaccio tutto dentro all’esprit di noi italiani? Tralascio i ragionamenti su la nostra che non è una società protestante, dell’etica trionfante, ma confessionale-cattolica, dove l’assoluzione dei peccati è il passepartout del perfetto corrotto, e “abbraccio” le idee di Galli Della Loggia sul Corriere della Sera quando descrive il cursus ad honorem italico della politica identificandolo con il marcio di una società “che da tre, quattro decenni, per mille ragioni, ha deciso sempre più di chiudere un occhio, di permettere, di non punire, di condonare”. È consolatorio, per molti, dare la colpa alla politica, infarcire due o tre predicozzi urlanti e via. Intanto i politici di oggi sono quelli che hanno meno responsabilità di tutti.
Ma soprattutto l’educazione alla legalità è assente nel nostro quotidiano, a partire, – e Galli Della Loggia si sofferma troppo su questo, anche con un po’ di approssimazione, perché la realtà è meno grigia – dai comportamenti, indisciplinati, dei figli a scuola. Ci sono colpe macroscopiche delle generazioni precedenti che ci hanno consegnato un paese così. Il Paese chiedeva (favori, promozioni, esenzioni, appalti truccati ecc.) e lo Stato eseguiva. Soluzioni? Le mele marce ci saranno sempre: i toni del capo dei magistrati Davigo sono gli stessi di quasi trent’anni fa. Sarà che i magistrati sono come i cornuti, gli ultimi a sapere le cose, ma un esamino di coscienza se lo devono fare. I politici, invece, riusciranno mettere a punto l’equazione  legge&ordine (e controlli) con l’indispensabile velocità di movimento (fare, fare, fare) del nostro pachidermico Stato?
 
MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

28 Aprile 2016
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