Massimo Blasoni
5:39 pm, 27 Aprile 16 calendario

Le tasse diminuiscono ma solamente a parole

Di: Redazione Metronews
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«Diminuiremo le tasse», «Anzi, no: le abbiamo già abbassate!» Quante volte avete letto sui giornali queste rassicuranti dichiarazioni del governo? Capita però che studiando i dati Ocse e prendendo come indicatore il cosiddetto “cuneo fiscale” (cioè la differenza tra il lordo e il netto dello stipendio), si scopra che negli ultimi anni questo fardello è invece cresciuto in Italia del 2,57%, arrivando nel 2015 al 48,96% del costo del lavoro. Un dato in controtendenza rispetto alla media delle altre 34 economie occidentali analizzate, nelle quali il cuneo fiscale e contributivo è sceso dello 0,11% rispetto al 2007 e dello 0,72% rispetto al 2000. I Paesi che hanno scelto di rendere il lavoro più conveniente sono economie vicine a quella italiana: la Germania (-2,36%), la Francia (-1,29%) e il Regno Unito (-3,29%). Altrove il cuneo è invece aumentato, ma sempre in misura minore rispetto all’Italia: negli Stati Uniti (+0,74%), in Australia (+0,65%), in Spagna (+0,57%) e in Canada (+0,36%).
Il dato peggiora se si prendono in considerazione i nuclei familiari. Tra le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori il nostro cuneo è cresciuto del 4,14% dal 2007 al 2015, rispetto alla media Ocse del 49%. Mentre in Canada (-0,90%), Germania (-1,49%), Francia (-2,00%) e Regno Unito (-2,04%) il carico fiscale è diminuito rispetto alla situazione pre-crisi. Così, per le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori, l’Italia ha un cuneo addirittura del 39,87%. Il nostro Paese, infine, è in terza posizione (sempre su 34) anche per quanto riguarda le coppie sposate con due figli in cui lavorano entrambi i genitori. Peggio di noi, con un cuneo fiscale del 42,70%, fanno soltanto Belgio (48,13%) e Francia (43,08%).
Al netto degli annunci e delle promesse, le tasse non sono insomma diminuite. Anzi, per le famiglie italiane il carico fiscale e previdenziale è sensibilmente aumentato. Per effetto della mancata spending review, non certo della crisi: in questi anni, proprio per fronteggiarla al meglio, i nostri maggiori competitor internazionali hanno infatti scelto di imboccare la strada opposta proprio per non compromettere ulteriormente i consumi interni. Caro Renzi, ma non era #lavoltabuona?
MASSIMO BLASONI

27 Aprile 2016
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