referendum trivelle/il no
5:59 pm, 10 Aprile 16 calendario

No al referendum per non indebolire l’Italia

Di: Redazione Metronews
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Chicco Testa, manager e dirigente pubblico e privato, è stato anche deputato per il Pci, ha contribuito a fondare Legambiente, e oggi è presidente di Assoelettrica.
Presidente, perché bisogna votare no al referendum?
Innanzitutto perché il sì genererebbe una fuga degli investimenti.
Ma le concessioni continuerebbero a durare fino a fine della scadenza. Quindi perché una fuga?
Il segnale politico che una vittoria del Sì darebbe sarebbe molto chiaro: l’Italia caccia via gli industriali del petrolio. E nell’ambiente si dice già questo. Le industrie sono pronte a trasferirsi altrove.
Parliamo di concessioni che dureranno ancora dieci anni però…
Sì, ma parliamo di enormi investimenti. E nessun industriale è disposto a sostenerli in un Paese che vuole alla lunga cacciarti via. E poi ne nascerebbe un contenzioso internazionale.
Perchè?
Per le concessioni.
Ma si continuerebbe comunque con le piattaforme fino alla scadenza delle stesse, non prima. Perché il contenzioso?
Gli accordi sono stati stipulati quando le concessioni venivano comunque rinnovate praticamente fino alla fine del giacimento. Invece ora sarebbe da ridiscutere tutto.
Dai nostri giacimenti si estrae solo lo 0,8% del petrolio necessario al fabbisogno nazionale e il 2% del gas.
E le pare poco?
Beh non è tanto…
Sta dicendo che dovremmo essere sempre più dipendenti dalle fonti energetiche provenienti dall’estero?
Il fronte del sì sostiene che dire no alle trivelle aiuta a traghettare l’economia energetica verso fonti sostenibili e rinnovabili, di cui l’Italia è ricca.
Scusi ma la sua auto la alimenta con i pannelli solari o va dal benzinaio?
Beh la mia ha bisogno della benzina ma il mercato delle auto elettriche è in fermento.
Ci sono degli usi che non possono ancora essere del tutto sostituiti. E poi guardi, la maggior parte delle trivelle a cui facciamo riferimento con il referendum estrae gas. Chi propende per il sì usa strumentalmente immagini di petroliere ma è fuorviante.
Dai dati del ministero dell’ambiente forniti a Greenpeace emerge che comunque una contaminazione ambientale esiste.
I parametri legislativi non vengono superati. I documenti dicono questo.
Comunque i mitili delle piattaforme ravennate contengono metalli pesanti e idrocarburi.
Hanno il presidio Slow food, che le esalta, come può facilmente leggere sui siti internet istituzionali.
Lei le mangerebbe?
Ma certo. Certo che le mangio. E poi sono spedite in tutta Italia.
Parliamo di posti di lavoro: i numeri cambiano di volta in volta. Quanti se ne perderebbero? 7mila, 10, o 11 mila?
Dobbiamo considerare l’indotto e lo sviluppo. Abbiamo un settore, quello estrattivo, che da anni in Italia impiega migliaia di persone e vogliamo annullarlo?
E comunque questo referendum inciderebbe solo su alcune piattaforme offshore entro le 12 miglia.
Grazie all’intervento del governo. Ma è chiaro il messaggio che vuole far passare il fronte del sì, vestendo tra l’altro una posizione puramente ideologica. E a beneficiarne sono i paesi vicini.
La Croazia ha recentemente firmato una moratoria…
La Croazia non ha firmato alcuna moratoria, ha solo modificato una norma, ma estrarrà. Quello è un Paese che affronta le sue responsabilità non come l’Italia in cui si sta chiedendo di dire no a gas e petrolio. Noi siamo leader nel settore: gioiamo perché l’Eni ha trovato un giacimento in Nord Europa e poi se abbiamo una risorsa in Italia vogliamo chiuderla?
STEFANIA DIVERTITO

10 Aprile 2016
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