Maurizio Zuccari
4:30 pm, 21 Marzo 16 calendario

Obama a Cuba è vera primavera?

Di: Redazione Metronews
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La primavera a Cuba è sbocciata sulle ali dell’Air Force One in volo sull’Avana. Sulle vecchie automobili degli anni ‘50, risalenti a prima dell’embargo, ferme sulle strade coi cubani nasi all’insù a vedere Barack Obama atterrare. Dopo sessant’anni di guerra calda e fredda fra il paese che ha osato importare il comunismo in America e la superpotenza che ha fatto di tutto, o quasi, per impedirlo. L’unico presidente Usa a visitare l’isola era stato Calvin Coolidge, a bordo di una corazzata, la Texas. Era il 1928 e ad accoglierlo non c’erano balli di piazza, magliette e bandiere a stelle strisce sui palazzi, accanto a quella con gli stessi colori e una sola stella, ma corazzieri a cavallo e una sfilza di pagliette chiare, la buona borghesia in affari col potente vicino. Quando Coolidge caracollava in tuba fianco a Machado, dittatore che aveva fatto tabula rasa d’ogni dissidenza, Fidel Castro aveva poco più d’un anno e nulla ricorda, come forse poco ricorderà ora, mummificato nel suo residence dopo essere sopravvissuto a dozzine di attentati degli Usa tornati amici.
Se il lider maximo è il grande assente all’atterraggio dell’aereo presidenziale, più vistosa ancora è l’assenza del fratello Raul ai piedi della scaletta. Un fatto che oltre a scatenare l’ironia di Trump via twitter, e le ire degli altri candidati repubblicani che contavano sul bacino dei voti dei fuorusciti cubani, i già trombati Rubio e Cruz, la dice lunga sui mutati rapporti di forza tra i due paesi. Almeno in apparenza.
L’orologio della storia è suonato e farà cadere il castello castrista
a suon di dollari, non più di bombe
Così l’Obama go, saltellante sotto larghi ombrelli neri tra le pozzanghere di plaza Colon, nella pioggia dell’infida primavera cubana, moglie e figlie a fianco, indistinguibili dalle belle figliole del luogo, è un’immagine iconica dello storico evento. La visita, benedetta dal Vaticano e benvista da chiunque non abbia nostalgie d’antan in patria, nell’isola e nel mondo, oltre ad aperture diplomatiche e strette di mano ai dissidenti non darà molto, a breve.
Nessuna tolleranza politica fuori dal consentito, per il regime cubano, anche se l’orologio della storia è suonato e farà cadere il castello castrista a suon di dollari, non più di bombe. Nessuna fine dell’embargo e restituzione di Guantanamo, per ora il congresso manco si sogna di votarle. Così il bel gesto di Obama rischia di restare tale, e i capitali Usa di cui l’isola ha bisogno chiusi nel cassetto delle belle speranze. Eppure la primavera è arrivata, a Cuba, anche se porta pioggia e domani, forse, tempesta.
 
MAURIZIO ZUCCARI
giornalista e scrittore

21 Marzo 2016
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