MAFIA CAPITALE
8:25 pm, 15 Marzo 16 calendario

Buzzi depone e torna a difendere Alemanno

Di: Redazione Metronews
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ROMA. I voti delle coop di Buzzi alle elezioni europee del 2014 finirono a Goffredo Bettini e a Enrico Gasbarra del Pd e non a Gianni Alemanno. E i “nominativi dei mafiosi” che l’ex presidente della 29 Giugno, imputato nel processo Mafia Capitale, avrebbe dovuto inviare all’ex sindaco per garantirgli un sostegno elettorale nei collegi del meridione sarebbero solo il frutto di un equivoco. «Chiamavo così tutte le persone del sud che lavoravano per la cooperativa. Ma fra i nomi indicati non ce n’è uno che sia stato condannato per reati mafiosi».
Per l’ennesima volta Salvatore Buzzi ha scelto di difendersi in prima persona, e dal carcere di Tolmezzo dove è detenuto, questa mattina di fronte ai giudici della X sezione penale ha ricostruito lo scenario delle intercettazioni, risalenti al maggio 2014, lette in aula bunker di Rebibbia dal generale del Ros Giorgio Colaci.
Il rapporto con l’ex sindaco
«Alemanno (imputato in un altro filone del processo, ndr) l’ho conosciuto nel carcere di Rebibbia nei primi anni 80. Per un periodo stavamo nello stesso braccio insieme a Massimo Carminati e Riccardo Mancini — ha ricordato Buzzi – e poi me lo sono ritrovato al ministero e infine sindaco. Nel 2014, quando si candidò alle elezioni europee nella circoscrizione sud, mi chiese una mano. Io – ha aggiunto Buzzi – mi offrii di indicargli i nominativi di alcuni nostri dipendenti. Scherzando li chiamavo i mafiosi, come si legge nelle intercettazioni. Ma era solo un gioco. In cooperativa su 300 ex detenuti ce ne erano solo due che erano stati condannati per reati di mafia. Seguivano un protocollo rigidissimo e con loro non ho mai utilizzato un linguaggio di questo tipo. Neanche per scherzo».
Il voto dei “mafiosi”
A dimostrazione della sua tesi, Buzzi ha citato in aula il numero delle preferenze ottenute da Alemanno nei due comuni calabresi, dove il voto sarebbe stato controllato, secondo la ricostruzione della procura, dal clan Mancuso: «A Limbadi e Nicotera prese rispettivamente 5 e 14 voti». Anche perchè, come ha ricordato lo stesso Buzzi in aula, è sul Partito Democratico che si concentrarono tutte le attenzioni per quella tornata elettorale. «Quando Guarani per errore inviò all’ex sindaco la lista dei nomi sbagliata, contenente i dipendenti romani, io mi sono arrabbiato. Mi dava fastidio che si dicesse che sostenevamo Alemanno. Noi alle europee del 2014 sostenevamo Enrico Gasbarra e Goffredo Bettini, con ben altri contributi». Bettini e Gasbarra non sono coinvolti a nessun titolo nell’inchiesta Mafia Capitale.
Lo scontro con la procura
In maniera plateale il pubblico ministero Paolo Ielo ha tentato di interrompere Buzzi durante il suo intervento. «Le dichiarazioni spontanee non consistono nella critica alle indagini. Chi ha letto uno straccio di codice sa cosa dico. Racconti i fatti, senza aggredire». Tuttavia la ferma opposizione della presidente Rosanna Ianniello ha permesso all’ex presidente della “29 giugno” di andare fino in fondo. La Ianniello, dopo lo sfogo di ieri, anche oggi ha punzecchiato la procura sulle modalità di deposizione degli atti, che non tutelerebbero al meglio il diritto di difesa degli imputati e allo stesso tempo non permetterebbero ai giudici di seguire le deposizioni dei testimoni con la dovuta attenzione: il continuo riferimento degli uomini del Ros ad altri procedimenti giudiziari, come il caso Mokbel o l’omicidio di Silvio Fanella, citati questa mattina da Colaci, ha creato non poche difficoltà di comprensione al tribunale. Tanto che la stessa Ianniello, con una battuta caustica, ha lasciato trasparire tutta la sua insoddisfazione: «Qui facciamo la storia d’Italia con le sentenze…».
MARCO CARTA

15 Marzo 2016
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