elezioni in spagna
2:34 pm, 21 Dicembre 15 calendario

Sarà il Re a decidere sulla crisi spagnola

Di: Redazione Metronews
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SPAGNA Non potrà dire “lo Stato sono io”, come il suo illustre antenato, ma è certo che Felipe VI, re di Spagna da un anno e mezzo, discendente diretto di Luigi XIV, il Re Sole, è chiamato a un ruolo delicatissimo e inedito per la giovane monarchia costituzionale spagnola. Le elezioni di domenica hanno consegnato un Paese senza una chiara maggioranza, dopo quasi 40 anni di bipartitismo, e il giovane Felipe, succeduto nel 2014 al padre Juan Carlos I, dovrà tentare di dipanare la matassa. Come? Svolgendo un ruolo di arbitro, qualcosa di più di una semplice moral suasion, che il padre non ha mai esercitato, e che ha pochi precedenti nelle monarchie europee moderne.
Una situazione davvero rara
Per dire, mai in 63 anni di regno Elisabetta II ha dovuto tenere “consultazioni” dopo le elezioni per formare una maggioranza. Lo stesso si può dire delle monarchie scandinave. Diverso il caso del Belgio, con il re Alberto II chiamato per ben due anni a riacquistare la centralità politica che la corona aveva perso da oltre un secolo visto lo stallo nel formare una maggioranza che mettesse d’accordo valloni e fiamminghi. Seppure in una situazione meno drammatica (ma anche qui non sono estranee le tensioni e le spinte autonomiste) Felipe VI di Borbone, classe 1968, dovrà fare quello che è normale per una repubblica parlamentare (basta pensare al ruolo assunto in Italia negli ultimi 20 anni dal Capo dello Stato), ma quasi inedito in una monarchia. Il Re, recita la costituzione spagnola firmata nel 1978 da Juan Carlos, salito al trono per esplicita volontà di Francisco Franco, è il Capo dello Stato, simbolo dell’unità nazionale, e soprattutto «arbitra e modera il funzionamento regolare delle istituzioni».
Le modalità di intervento
«Propone il candidato a presidente del Governo, e nel caso lo nomina, e pone fine alle sue funzioni nei termini previsti dalla legge». Un ruolo poco più che formale finora, ma che Felipe dovrà ora interpretare “politicamente”: sentendo i leader dei partiti, cercando punti di incontro, smussando i contrasti, e se necessario prendendo decisioni. Un ruolo da re “presidenziale”, che spesso ha invocato il principe Carlo a Londra, subito sommerso di critiche: un monarca ereditario non può, nel 2015, assumere decisioni politiche come se fosse Napolitano o Mattarella. Ma gli spagnoli ora guardano a Felipe: per una volta, dovrà essere lui il “presidente”.
I partiti si preparano al confronto
Nel frammentato panorama politico del dopo-voto, i partiti spagnoli hanno avviato le manovre sulla designazione del nuovo capo del governo. I partiti di sinistra, il Psoe e Podemos, hanno già sbarrato il passo al Partito popolare di Mariano Rajoy, prima forza politica con il 28%. La vittoria dei Popolari rischia di infrangersi sulla mancanza di alleanze chiare. Per ora l’unico dato certo è la preoccupazione dei mercati: pochi minuti dopo l’apertura della borsa, l’indice guida Ibex era sceso del 3% e a metà giornata era ancora oltre il -2%, con perdite pesanti per i titoli delle banche e delle imprese più dipendenti dallo Stato. Il premier conservatore uscente, Rajoy, ha confermato che vuole cercare di formare un governo, ma il Pp può contare su solo 123 deputati, ben lontano dalla maggioranza assoluta (176).
Situazione di stallo
Né è andato meglio al suo tradizionale avversario, il Psoe, che ha lasciato sul terreno 1,6 milioni di voti, ottenuto 90 deputati ed ora si vede tallonato da vicino da Podemos che debutta in Parlamento con 69 deputati e 5,2 milioni di elettori, appena due anni dopo la sua nascita. Il possibile alleato del PP, i liberali di Ciudadanos, hanno ottenuto il quarto posto ma con solo 40 deputati, il che fa escludere l’ipotesi di un governo di coalizione di centrodestra. «Sarà necessario parlare molto, dialogare di più, arrivare a intese e accordi», ha preconizzato Rajoy. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha già detto che non consentirà ai Popolari di formare il nuovo governo: «Non ci sono dubbi… Podemos non permetterà né attivamente né passivamente al Pp di governare». Anche il socialista, Cesar Luena, ha detto che voterà no all’investitura di Rajoy, interpretando il voto come una richiesta di cambiamento.
Preoccupazione della Ue
Inviando una missiva al premier uscente, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha auspicato la formazione di «un governo stabile». Nel clima di incertezza politica, il premier italiano Matteo Renzi ha colto lo spunto del frammentato Parlamento spagnolo per lodare la riforma elettorale italiana: «Benedetto l’Italicum che offre un vincitore chiaro. La Spagna di oggi sembra l’Italia di ieri».
METRO

21 Dicembre 2015
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