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7:54 pm, 24 Novembre 15 calendario

Vatileaks, accuse fumose nel rinvio a giudizio

Di: Redazione Metronews
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VATICANO La prima udienza al Tribunale del Vaticano per l’inchiesta “Vatileaks 2”, sulla sottrazione e diffusione di documenti riservati della Santa Sede, si è conclusa con la bocciatura da parte del collegio giudicante presieduto da Giuseppe Dalla Torre di due eccezioni sollevate dai difensori di ufficio di monsignor Lucio Vallejo Balda e del giornalista Emiliano Fittipaldi.
In aula erano presenti tutti e cinque gli imputati: monsignor Balda, il suo collaboratore Nicola Maio, Francesca Chaouqui e i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori dei libri “Via Crucis” e “Avarizia”.
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Gli imputati hanno contestato il fatto di non essere stati lasciati liberi di scegliersi un avvocato. La legale di Fittipaldi, Lucia Musso, ha contestato il fatto che nelle dieci pagine di imputazione «non c’è la minima descrizione di ciò che viene imputato e non sono indicati i documenti e le notizie riservate oggetto di contestazione», lamentando quindi «una impossibilità di difesa». Ma il promotore di giustizia vaticano Zannotti ha chiesto alla Corte di respingere, come «infondata», questa eccezione di nullità della citazione in giudizio. I documenti, ha sottolineato, non sono specificati perché la contestazione sta «nell’esserseli procurati in maniera illecita». Zannotti ha argomentato «che non si intende conculcare la libertà di stampa, ma che l’imputato è chiamato a rispondere della condotta dell’attività svolta per ottenere le notizie e i documenti, e ciò era indicato nel capo di imputazione». La Corte ha poi rigettato l’eccezione. Il Tribunale riprenderà le udienze dal 30 novembre.
Osce: i cronisti siano liberi
Dure reazioni alla decisione vaticana di processare i due giornalisti italiani. «I giornalisti devono essere liberi di riferire su questioni di interesse pubblico e di proteggere le loro fonti», ha scritto in una nota la rappresentante dell’Osce per la libertà dei media, Dunja Mijatovic. L’Associazione dei giornalisti accreditati in Vaticano sottolinea che «quello di pubblicare le notizie è esattamente il nostro lavoro». Infine per l’Associazione della Stampa estera in Italia «è preoccupante che l’esercizio della nostra professione venga considerato un delitto».
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24 Novembre 2015
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