REBUS CAPITALE
8:52 pm, 29 Ottobre 15 calendario

Marino non si dimette ma rischia di decadere

Di: Redazione Metronews
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ROMA Ignazio Marino torna sindaco di Roma almeno per altre 24 ore, ritirando le sue dimissioni come ultima sfida all’assoluta mancanza di dialogo con il premier-segretario Matteo Renzi. Ma 25 firme di dimissioni dei consiglieri comunali potrebbero far scattare automaticamente il commissariamento, annullando quel passaggio in Consiglio chiesto con insistenza da Marino (ma anche da Sel e dall’opposizione) per fare chiarezza prima dell’eventuale abbandono del Campidoglio.
Il Consiglio è un luogo sacro
«Ritengo che ci sia un luogo sacro per la democrazia che è l’aula del Consiglio comunale – ha ribadito  il sindaco – io sono pronto a confrontarmi con la mia maggioranza per illustrare quanto fatto, le cose positive, gli errori e la visione per il futuro. La mia intenzione è quella di avere una discussione aperta e trasparente in aula». Ma ciò potrebbe non avvenire se oggi 25 consiglieri rassegneranno le loro dimissioni: ai 19 del Pd (convocati nuovamente dal commissario romano Matteo Orfini), dovrebbero o potrebbero aggiungersi i due esponenti della lista Marchini (Marchini stesso e Alessandro Onorato), uno di Centro Democratico, Cantiani del Pdl, Svetlana Celli e Di Noi del gruppo Misto).
Sette assessori se ne vanno
L’addio di più della metà dei 48 consiglieri dell’Assemblea capitolina farebbe infatti scattare subito il commissariamento del Comune come previsto dal decreto legislativo 267/2000, ovvero dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Intanto hanno lasciato la Giunta Marino, dopo l’ultima riunione, 7 assessori su 12: quello ai Lavori pubblici e coordinatore per il Giubileo, Maurizio Pucci; l’assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli; al Turismo, Luigina Di Liegro e alla Legalità, Alfonso Sabella. Si erano già dimessi in precedenza il vicesindaco Marco Causi e gli assessori Stefano Esposito (Trasporti e Mobilità) e Marco Rossi Doria (Scuola). «Per interrompere una sindacatura votata da 600mila cittadini – ha commentato Gianni Cuperlo (Pd) – debbono sussistere ragioni solide e politicamente insuperabili».
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29 Ottobre 2015
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