Io guarita dal cancro difendo il diritto a lavorare
ROMA. «Lunedì, saranno 22 anni dalla diagnosi». Aveva 24 anni Elisabetta Iannelli, avvocato e segretario generale della Favo, quando ha scoperto di avere un tumore. Oggi «incrociando le dita», può ritenersi guarita. Elisabetta è felice di aver realizzato tutta una serie di sogni e obiettivi «sia familiari che professionali a dimostrazione che la vita dopo il cancro non è più speranza virtuale».
Inesauribile il suo impegno per i diritti dei malati…
Ho trasformato l’esperienza personale in servizio per il miglioramento della qualità della vita dei malati di cancro.
Si è mai sentita discriminata?
Discriminazione no, difficoltà molte.
Il lavoro: quanto è importante?
Continuare o riprendere a lavorare è un’esigenza vitale con valenza terapeutica oltre che una necessità. Oggi l’80% dei malati subisce dei cambiamenti sul lavoro. E nel 2012 274 mila persone hanno perso il lavoro per la malattia…
Poche leggi?
Le leggi esistono, ma spesso non si conoscono, o non si rispettano. Mi è capitato di seguire perfino casi di discriminazione sul lavoro subite dai familiari del paziente. Dalla Legge Biagi, che consente al lavoratore malato di cancro di usufruire del part time, al telelavoro, gli strumenti normativi esistono. Tutti, o quasi, diritti che riguardano trasversalmente tutte le patologie gravi. SERENA BOURNENS
© RIPRODUZIONE RISERVATA