La riforma annunciata
9:56 pm, 3 Marzo 15 calendario

Scuola, per adesso c’è solo un piano

Di: Redazione Metronews
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Roma. Non un decreto e neanche il più “light” disegno di legge, ma solo un “piano per la scuola”. È emerso questo, ieri sera, dall’atteso Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto tradurre in realtà l’annunciata riforma della scuola. Un percorso più lento ma necessario perchè «i ministri hanno ricevuto il piano e dovranno studiarlo e dare entro martedì prossimo, primo Consiglio dei ministri utile, i loro pareri», ha assicurato in conferenza stampa Renzi ieri sera. Poi il piano con le valutazioni diventerà disegno di legge, senza decreti d’urgenza «perchè bisogna lavorare tutti insieme, senza ostruzionismo». I sindacati temono che non si riuscirà a tramutarlo in legge in tempo per le prime assunzioni. 
La matassa delle assunzioni
Ieri i tecnici hanno lavorato proprio per sbrogliare questa matassa. Il miliardo di euro a disposizione nel 2015 non basterebbe, secondo i sindacati, a coprire 140 mila assunti. Circa 40mila resterebbero fuori, imbrigliati in una graduatoria destinata a essere sorpassata dal concorsone previsto nel 2016-2018. E, per quanto riguarda i fondi, Renzi ha puntato l’accento sul facco che nel 2016 arriveranno altri 3 miliardi,
«Non c’è nessun rischio che non si faccia in tempo per settembre», ha rassicurato Renzi. «Ma la macchina delle immissioni in ruolo è complessa – secondo il sindacato Gilda – E un decreto sarebbe necessario».
Le scuole paritarie
Circa un milione di studenti in oltre 13mila scuole paritarie in Italia, tra queste sono cattoliche il 63%. Sono soprattutto i più piccoli a frequentare una scuola non statale: sono infatti quasi 10mila gli asili, il 71% della complessiva galassia delle paritarie. Se fino alla scuola media gli istituti cattolici sono la maggioranza, alle superiori la percentuale si ribalta. Ed è a questi che guarda la misura di agevolazione fiscale del governo – confermata nell’annuncio di ieri – che ha scatenato la polemica politica. Poi ci sono gli istituti privati che non hanno questo riconoscimento e che dunque non possono rilasciare attestati o diplomi validi. 
METRO

3 Marzo 2015
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