LA STORIA
6:16 pm, 20 Novembre 14 calendario

Dal Burkina Faso a Roma Il successo di un migrante

Di: Redazione Metronews
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ROMA Nel suo paese lavorava in banca, ma ha deciso di partire alla ricerca di un futuro migliore: arrivato in Italia ha perso tutto, ma non si è mai arreso. La storia di Aboubakar, oggi mediatore culturale
Lasciare il paese, la famiglia, un posto di lavoro in banca, per cercare un futuro migliore per i propri figli e ritrovarsi senza più nulla, a dormire a terra come un clochard, alla Stazione Termini. Quella di Aboubakar, 46 anni, è una storia incredibile, per certi versi anomala rispetto alle cronache quotidiane dei viaggi della speranza, e molto spesso della morte, che migliaia di migranti tentano ogni anno attraverso il Canale di Sicilia. È il 2008 quando Aboubakar decide di lasciare il Burkina Faso e, con il suo paese, anche una moglie, tre figli e un impiego in un istituto di credito nazionale: “Avevo capito che nella mia terra non ci sarebbero state prospettive, non tanto per me, quanto per i miei figli”. Arriva in aereo a Nizza e da lì a Napoli, ha un biglietto di andata e ritorno e un visto di 18 giorni. Non conosce nessuno, ma riesce subito a trovare lavoro in un’azienda di raccolta di pomodori nelle campagne partenopee. Ma per pochi giorni: scaduto il visto, diventa un irregolare. Non può più lavorare. Non ha soldi con sé. E’ il momento in cui deve decidere: tornare al proprio paese oppure proseguire la sua avventura. Sceglie di continuare a lottare. Arriva a Roma, dorme con i suoi connazionali alla Stazione Termini. Si presenta in Questura, ma non può chiedere asilo politico: in Burkina Faso non c’è la guerra ed è arrivato in Italia in modo regolare. Così comincia la sua trafila per i centri di identificazione e poi di accoglienza della capitale. Sono mesi difficili, il pensiero va sempre alla sua famiglia: “Mia moglie credeva che avessi fatto i soldi e sposato un’italiana”, dice ora ridendo Aboubakar. Non si perde d’animo: ha con sé un dizionario, studia italiano ogni giorno, lingua che in fondo non è cosi diversa dal suo francese. La pressione è tanta, comincia ad avere problemi di salute che, paradossalmente, lo aiutano:  riesce, infatti, ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Da qui la risalita: i centri di accoglienza che lo ospitano si accorgono che Aboubakar è un tipo sveglio, parla le lingue, ha studi economici alle spalle e merita un posto di lavoro all’interno della struttura. “Ancora ricordo il mio primo contratto: tre mesi!”. Ora è riuscito a far venire in Italia, attraverso il ricongiungimento familiare, la moglie e due figli, il terzo frequenta l’Università in Burkina Faso e arriverà presto. Pochi mesi fa è nato in Italia il suo quarto figlio, una bimba. Aboubakar adesso lavora come mediatore culturale in un Cara (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo) della capitale, le persone che lo accolsero qualche anno fa sono ora i suoi colleghi e i migranti che arrivano vedono in lui in una speranza: “A loro dico sempre: se ce l’ho fatta io, ce la puoi fare anche tu”.
ISAAC TESFAYE

20 Novembre 2014
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