6:05 am, 19 Giugno 14 calendario

Liceo in 4 anni Solo con riforma organica

Di: Redazione Metronews
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Ormai se ne parla come fosse una cosa già acquisita. Ma è giusto ridurre il liceo a quattro anni? Ne abbiamo parlato con Carlo Mari, ex preside del blasonato Dante Alighieri di Roma e collaboratore del ministro Berlinguer tra il 1996 e il 2000.
Cosa ne pensa di questa sperimentazione?
Avrei dei dubbi sul ritorno ad una strategia delle sperimentazioni, di cui la scuola ha vissuto per troppo tempo, con sperimentazioni dalla durata infinita (contraddizione in termini). Se di riduzione di un anno del percorso scolastico si deve e si vuol parlare, bisogna inserirlo in un quadro di riforma organica, comunque di una legge di riforma.
Peraltro questa strategia sperimentale di riforma apre possibili spazi “di privilegio” portando studenti a chiudere il percorso un anno prima degli altri studenti italiani. Senza considerare che le scuole pilota sono, per la gran parte, scelte tra l’eccellenza.
Ma perché se è così essenziale nessuno ne ha mai parlato prima?
Il ministro Berlinguer fece nel 2000 il “riordino dei cicli” all’interno della Legge n. 30 del febbraio di quell’anno. Poi cadde il governo D’Alema e non se ne fece più niente. Ma la riforma organica toccava tutto il sistema scuola e prevedeva non più tre cicli (elementari, medie e superiori con 13 anni di percorso), ma due cicli: primario  (7 anni) e secondario (5 anni). Il primario di fatto inglobava elementare e media (una logica da Istituti Comprensivi), con tre bienni (6 anni) ed un anno di orientamento verso il secondario.  Il ciclo secondario (le ex superiori)  restava di 5 anni.  Quindi il percorso era di 12 anni (il cosiddetto  7+5). Sono tanti anni che si parla, anzi si lavora per anticipare l’uscita degli studenti dal mondo della scuola.
Dunque lei è favorevole al liceo di quattro anni?
Sono propenso a ritenere opportuna l’abbreviazione del percorso di un anno articolando in due e non in tre i segmenti del periodo scolastico, lasciando assolutamente a 5 la durata del secondo segmento; ma il tutto a condizione di una politica scolastica di investimento di qualità e non di taglio di spesa.
 
(Tony Saccucci)

19 Giugno 2014
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