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I racconti dell'incubo tra marito e moglie

Libri/Lars Kepler

INTERVISTA C’è una storia di coppia dove gli incubi spariscono perché si affrontano insieme le paure. Stiamo parlando del più grande fenomeno editoriale della Svezia, Lars Kepler, in libreria con un nuovo thriller L’uomo dello specchio (Longanesi, p. 494, euro 22). Uno pseudonimo per Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, vivono a Stoccolma con le loro tre figlie, e nel 2009 hanno provato a fare un romanzo insieme diventato un caso editoriale mondiale: L’ipnotista, la storia dell’ispettore Joona Linna, che risolve un terribile omicidio grazie all’aiuto di Erik Bark, capace di entrare nella psiche delle persone e scavare nei ricordi tramite ipnosi.

Quando è uscito "L'ipnotista", i lettori non sapevano chi fosse realmente Lars Kepler. Di chi è stata l'idea di usare uno pseudonimo?
«Alexandra: Diciamo che usare uno pseudonimo è stato l'unico modo per poter scrivere insieme...

Alexander: «Sì, anche se ci amiamo e abbiamo tre figlie ogni tentativo di fare un libro a quattro mani finiva sempre in grandi litigi. Non riuscivamo ad essere d'accordo su niente. Così abbiamo capito che dovevamo lasciarci Alexander e Alexandra alle spalle».
 
Incastri perfetti, suspence, mistero. Chi arriva per primo a capire che è il momento del colpo di scena?
Alexander: «Tutti e due! E questo perché lavoriamo insieme a tutto, dalla ricerca alla trama, alla scrittura e al montaggio. Scriviamo appunti che appendiamo al muro o che mettiamo sul pavimento o sul tavolo della cucina per comprendere le linee dei personaggi e tutti i colpi di scena».
 
In quest'ultimo romanzo torna l’ipnotista, Erik Bark. Come mai lo avete ripreso
«
Alexandra: Non se n’è mai andato! E’ questo il bello delle serie. Recuperare chi ci ha già dato una mano…»

Alexandra spesso vive degli incubi spaventosi mentre state scrivendo i vostri libri. Come supera questo?
«
Alexander: Eravamo preoccupati all'inizio, quando lei ha iniziato a sognare i nostri libri, e abbiamo pensato che forse la scrittura non le faceva bene dal punto di vista psicologico. Ma nel corso del tempo, abbiamo iniziato a vedere gli incubi come dei segnali buoni, che indicano che siamo in contatto con qualcosa di autentico, una vera paura».

ANTONELLA FIORI

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