Job

Dirigenti: il 18% è donna L'uguaglianza di genere è lontana

Lavoro

ROMA Il gender gap esiste anche ai piani alti dell'occupazione: nel nostro Paese appena il 18% delle posizioni regolate da un contratto da dirigente è occupato da donne, una percentuale che negli ultimi 10 anni è cresciuta di appena lo 0,3%, rimanendo quindi sostanzialmente invariata. A ciò si aggiunge il fatto che è proprio nei ruoli manageriali che emergono le maggiori differenze di retribuzione di genere. Del resto, la promozione dell’uguaglianza di genere è fondamentale soltanto per circa un quarto degli italiani, rispetto al 54% a livello europeo, all’84% degli svedesi e al 72% degli spagnoli. 

Questi dati sulle politiche di uguaglianza di genere sulla leadership femminile, realizzato dall’Osservatorio mercato del Lavoro e competenze manageriali di 4.Manager sono stati presentati  all’evento "Nuovi Orizzonti Manageriali – Donne al Timone per la Ripresa del Paese", organizzato da 4.Manager con la partecipazione di Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager, Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, Paola Boromei, executive vice president Human Resources Organization & PFM di SNAM. All’evento, trasmesso in streaming su 4manager.org. sono intervenute Elena Bonetti, ministra delle Pari Opportunità e Famiglia e Nunzia Catalfo, ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il quadro che esce dai numeri della ricerca è chiarissimo. Tra il 1977 e il 2018, in Italia il tasso di occupazione femminile è aumentato di 16 punti percentuali (dal 33,5 al 49,5). L'Italia ha progredito verso la parità di genere a un ritmo più sostenuto rispetto a molti Stati membri ma è ancora al 14° posto e se si osserva la velocità di progressione degli indicatori: di questo passo occorreranno più̀ di 60 anni per conseguire la piena parità di genere. Guardando poi al tasso di occupazione equivalente a tempo pieno, troviamo l’Italia all’ultimo posto della graduatoria europea con un punteggio pari a 31, contro il 59 della Svezia e il 41 della media europea.

Anche le recenti innovazioni normative mostrano luci ed ombre. L’analisi sugli effetti della legge Golfo-Mosca sulla parità̀ di genere nei CdA delle società quotate e delle controllate pubbliche, dimostra che la norma è stata ampiamente applicata e ha determinato un notevole incremento del numero di donne che siedono nei board. Tuttavia, solo una esigua minoranza di imprese ha affidato a donne le posizioni apicali all’interno del CdA - AD o Presidente - o ruoli ad elevata responsabilità̀ e remunerazione.
 
Oggi l’emergenza sanitaria da Covid-19 sta svolgendo la funzione di un potente “acceleratore di processi”, portando le imprese ad affrontare trasformazioni, spesso radicali, che coinvolgono i modelli di business, i processi d’innovazione e la transizione verso modelli più̀ sostenibili di produzione.
 
La pandemia ha aperto uno scenario di grandissimi rischi ma anche di opportunità. Tra i primi, quello della fuoriuscita dal mercato del lavoro che per le donne è di 1,8 volte maggiore rispetto alla controparte maschile, anche a causa della difficoltà di conciliare i carichi lavorativi e familiari. Tra le seconde quello della possibilità di dare un forte impulso alla valorizzazione dei talenti femminili.

«Dobbiamo tessere una nuova tela, senza disfarla di notte – ha dichiarato il Presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla - e affrontare la questione del gender gap e della leadership femminile molto seriamente, consapevoli che non si tratta di un aspetto marginale ma di una priorità. È dimostrato che l’equilibrio di genere fa aumentare il fatturato delle aziende e fa crescere il PIL. Le imprese con governance mista, equamente distribuita tra uomini e donne, sono più competitive e reagiscono meglio nei contesti di crisi. Occorre quindi disegnare un orizzonte in cui merito e talento siano gli unici elementi premianti per la carriera e conseguire nuovi assetti manageriali, in cui le donne possano essere protagoniste del rilancio dell’economia e del Paese.»

Articoli Correlati
Job