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Cancellata le rete degli orchi

Milano

giustizia Professionisti, operai, studenti, consulenti universitari, pensionati, impiegati,  un vigile urbano. È l’elenco degli insospettabili finiti nella maxi-retata anti-pedopornografia online che ieri ha portato a 15 arresti. La Polizia Postale, coordinata dalla Procura di Milano, ha infiltrato per due anni i propri agenti nelle chat dei pedofili. Nei 159 gruppi individuati, gli investigatori hanno individuato 432 utenti attivi su gruppi e canali  Telegram e WhatsApp “finalizzati alla condivisione di foto e video pedopornografici ritraenti vere e proprie violenze sessuali su minori, a volte anche neonati”. Di queste, 16  erano “vere e proprie associazioni per delinquere, al cui interno era possibile distinguere promotori, organizzatori e partecipi, con ruoli e compiti definiti”. Il 35% degli 81 italiani indagati risiedono in Lombardia e Campania. Tra questi, un ottico 71enne napoletano e un 20enne veneziano disoccupato, ritenuti i promotori e gestori dei gruppi. Per gli inquirenti, oltre allo scambio di video e immagini di violenze su bambini, in alcuni casi i presunti pedofili avrebbero offerto anche la possibilità di avere “contatti diretti” con minori. Durante il lockdown e la pandemia, ha spiegato il procuratore aggiunto Mannella, i bambini si ritrovano spesso soli davanti ai pc, e così “sono molto più indifesi e più facilmente vittime di adescamenti”. Per il magistrato, poi, durante i periodi di chiusura,  c’è stato un “aumento dei reati legati alla pedopornografia”. L’operazione era nata da una segnalazione arrivata dagli Usa. 

 

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