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Raggi e la nomina di Marra: «Obbligata»

Roma

ROMA C’era grande attesa ieri per la sentenza nel processo d’Appello per la sindaca Virginia Raggi, accusata di falso in relazione alla nomina di Raffale Marra alla guida della Direzione Turismo del Campidoglio, ruolo che avrebbe comportato per lui anche un sensibili aumento di retribuzione.

Accusa dalla quale la prima cittadina è già stata assolta in primo grado, e che vede tra i protagonisti l’ex braccio destro di Raggi Renato Marra, fratello di Raffaele. La corte ha spostato il verdetto al 19 dicembre, ma ieri la sindaca, presente in aula, ha reso dichiarazioni spontanee: «Quella nomina l’ho dovuta ingoiare, non sapevo nulla di questo aumento di retribuzione, che non era riportata sul brogliaccio dell’interpello, e appena ne venni a conoscenza dai giornali mi infuriai con i più stretti collaboratori, a cominciare da Antonio De Santis, mio delegato al Personale. Del resto, per la stessa questione, oltre che per la parentela con Raffaele, avevo ritenuto inopportuno, tempo prima, che Renato Marra fosse nominato capo della polizia municipale».

E sul ruolo dell’ex capo del personale del Campidoglio, Raggi ha spiegato: «Raffaele Marra svolse un ruolo meramente compilativo nella procedura che portò alla nomina del fratello. Da parte sua non ci fu alcun tipo di valutazione, perchè la valutazione la feci io, così come fui io a decidere».

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