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«Il mio cielo stellato fa le fusa come un gatto»

Libri/ Chiara Francini

Se le domandi quanto si sia sentita imprigionata nel cliché di gatta morta, tra Jessica Rabbit e Marilyn, Chiara Francini da Firenze, nonno e babbo di Gattaia, paese reale con nome da fiaba, ti risponde: «Gatta sì, ma gatta viva!». Fenomeno dai tempi di fiction come “Tutti pazzi per amore” è anche scrittrice. L’ultimo romanzo, “Il cielo stellato fa le fusa” (Rizzoli, p. 336, euro 18) è fortemente ancorato al reale: quattro ragazze e quattro ragazzi, in compagnia di una governante e di un gatto, si ritrovano per un convegno e finiscono sprangati in clausura involontaria. E per sopravvivere ai tempi cupi della peste, si raccontano tra loro storie ispirandosi liberamente al Decameron di Boccaccio.

Il titolo cita Kant. Però di mezzo c’è un gatto, Rollone, che è il suo vero gatto.
«Sì, “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” è una frase di Kant. È un cielo che fa le fusa perché l’importante nella vita è rincorrere la bellezza, la soddisfazione e la felicità».

Nel libro Adelina anche da sposata resta vergine fino alla morte. Questione di fragilità o forza?
«È un’eroina. Rimanere ancorati a quel che si è, portare avanti con questa fierezza la scelta della verginità, non donarsi a un amore che potesse involgarirla mi è sembrata una decisione profondamente poetica».

Le donne del romanzo sono tutte coraggiose e piene di ferite, appassionate e emozionanti. Cosa le unisce?
«Portano dentro la bellezza del particolare e il non aver timore di far vedere  le loro crepe. Sono esemplari unici, non perfetti. La perfezione fa schifo, è disumana. Io sono felicissima di essere imperfetta perché significa che respiro, piango».

Dalla pandemia ha ricavato nuove consapevolezze?
«Ho capito che la vita è condivisione. Se una persona di Venezia stando in casa salva la vita di una persona di Caserta, io sono parte di una comunità. Non si campa  da soli».

Perché ha detto che scrivere è la cosa più incosciente che ha fatto?
«Perché scrivere è come amare. Mettersi di fronte a una persona e dire: ecco io sono questa qua, amami».

ANTONELLA FIORI

 

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