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Galioto assolto ancora per la morte di Beau Solomon

Roma

ROMA Non è Massimo Galioto il responsabile della morte del 19enne studente americano della John Cabot University Beau Solomon (nella foto), annegato nel Tevere la sera del 30 giugno 2016. Lo ha deciso la prima corte d'assise d'appello di Roma che ha confermato la sentenza del 21 giugno del 2019 con la quale la corte d'assise aveva assolto il clochard dall'accusa di omicidio volontario per non aver commesso il fatto. Il sostituto procuratore generale Mario Ardigò aveva sollecitato oggi la condanna dell'imputato a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Ma la corte d'assise d'appello ha evidentemente recepito le argomentazioni dell'avvocato Michele Vincelli, difensore dell'imputato, secondo cui non c'erano le prove per condannare Galioto.

Secondo quanto sostenuto dall'accusa, lo studente americano, che la sera della tragedia versava in uno stato di «franca ubriachezza», si trovò a litigare con Galioto sulla banchina di Ponte Garibaldi alla ricerca del portafoglio che a suo dire alcuni stranieri gli avevano rubato. Nel corso dell'alterco, sarebbe stato l'imputato a «smanacciare» e a «percuotere» Solomon che, già malfermo sulle gambe, cadde in acqua e morì per annegamento, come rilevato in sede di autopsia. Il cadavere fu trovato nel fiume solo quattro giorni dopo. Una ricostruzione che non ha però convinto la corte d'assise d'appello che ha confermato l'assoluzione di Galioto (presente in aula alla lettura del dispositivo della sentenza) dopo circa un'ora di camera di consiglio.

«Quello di Beau Solomon resta per noi un omicidio senza colpevoli. Prendo atto di questa sentenza, sembrava che le argomentazioni dell'accusa almeno in ordine al reato di omicidio preterintenzionale fossero convincenti. Così non è stato. Non ci resta che aspettare le motivazioni prima di decidere il ricorso in Cassazione». È il commento dell'avvocato Giuseppe Zanalda, difensore di parte civile per conto della famiglia del ragazzo americano morto annegato nel Tevere nel giugno di 4 anni fa, alla sentenza della corte d'assise d'appello di Roma che ha confermato l'assoluzione per il clochard Massimo Galioto. Esulta, invece, la difesa dell'imputato rappresentata dall'avvocato Michele Vincelli: «Temevo che su Galioto pesasse l'altra vicenda giudiziaria per la quale il mio assistito è in carcere dal maggio scorso a seguito della morte di un 38enne di origine rumena avvenuta sulla pista ciclabile sotto Ponte Sisto. Ma in relazione alla morte di Solomon non c'erano davvero prove per condannare Galioto».

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