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Una levata di scudi contro la patrimoniale

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ROMA Abolire l’Imu sulle seconde case e l’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli, introducendo al loro posto un’aliquota progressiva minima dello 0,2% sui grandi patrimoni, «la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro». È la proposta di patrimoniale contenuta in un emendamento alla Finanziaria presentato da deputati di Leu e del Pd, che vede come primi firmatari Nicola Fratoianni e Matteo Orfini. In particolare la proposta prevede di partire da 500 mila euro con aliquota allo 0,2%; salendo poi allo 0,5% sopra il milione, all’1% sopra i 5 milioni e al 2% sopra i 50. Secondo una stima dei proponenti, questa patrimoniale consentirebbe allo Stato di incassare 18 miliardi all’anno.

Reazioni contrarie bipartisan

Ma la “provocazione fiscale”, seppure proveniente da forze della maggioranza, ha avuto vita breve ed è stata immediatamente bocciata dagli stessi alleati di governo: Pd “ufficiale”, M5S e Italia Viva. «Se vogliamo spazzare via le piccole tasse e liberarci dei cavilli burocratici ben venga - ha detto Luigi Di Maio - ma colpire imprenditori, commercianti e chi crea posti di lavoro in Italia è totalmente sbagliato». «Idea inopportuna e del tutto al di fuori della discussione in maggioranza, che non ha mai considerato una opzione del genere», hanno precisato i deputati dem Pagano e Fragomeli. Infuriate le opposizioni: «Pensare di tassare chi ha una casa e dei risparmi in questo momento - ha commentato Salvini - è criminale».

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