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Vicari: «L’Alligatore è il detective dei contrasti»

RaiDue Serie Tv

ROMA Da mercoledì, in prima serata, arriva su RaiDue “L’Alligatore”, serie tv tratta dai libri di Massimo Carlotto e trasposta  nel linguaggio visivo da Emanuele Scaringi e Daniele Vicari.

Signor Vicari, perché “L’Alligatore”?
«Perché tra tutti i personaggi letterari che ruotano nel mondo del crimine è l’unico che mi ha emozionato: vive in continuo contrasto con il mondo e con se stesso. È un “personaggio persona” che ha subìto una grande sconfitta e se ne frega di elaborarla. È finito in galera da innocente: ha subìto un’ingiustizia eppure cerca giustizia per gli altri. E lo fa non credendo nella legge».

Quanto Alligatore c’è in lei?
«Mi ritrovo nel suo mondo controverso: non è giusto prendere le distanze dal malessere, bisogna piuttosto viverci dentro. Lui si muove sempre tra legalità e illegalità, amore e malessere, desiderio di bere ettolitri di Calvados e desiderio sessuale. Sceglie di non usare le armi e poi si accompagna con Beniamino che è un  pistolero infallibile. Questo mondo  contradditorio di Carlotto mi ha divertito anche per l’ironia con cui si affronta l’universo del crimine che di solito non mi affascina». 

La serie è stata girata tra Roma e la laguna veneta: una sua scelta ben ponderata...
«La laguna veneta in cui si rispecchia la varietà di blues che Alligatore porta con sé è fondamentale. In quei luoghi si muove il protagonista e da quei luoghi ti tende la mano e ti porta con sé».

In questo periodo a dir poco “particolare” in cosa crede Daniele Vicari?
«Di fronte a questo scacco che è il Covid voglio credere che ci sia una minima possibilità di aprire gli occhi e di ripensare la nostra vita. Ci credo, ma ho anche paura che non accada».

Come vorrebbe cambiarla?
«Dobbiamo ripensarci in relazione al pianeta. Nell’ambiente che ho pensato per “Alligatore” la laguna veneta è stata fondamentale: non a caso  la serie tv (8 episodi per 4 puntate, ndr) si apre con un’alluvione e si chiude con una tempesta di vento, una vera e propria ribellione della natura. Il nostro gruppo di lavoro è stato molto attento a rispettare la laguna, cosa non sempre facile visti i tempi frenetici delle riprese. Proviamo a ripensarci, a rispettare la natura e rispetteremo anche noi stessi».

PATRIZIA PERTUSO

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