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Verdone: «70 anni? So' tanti, ma la corsa continua»

Carlo Verdone

CINEMA Il Manuel Fantoni del famoso “cargo che batteva bandiera liberiana” di Borotalco (correva l’anno 1982), l’Ivano del ‘O famo strano? (di Viaggi di nozze, era il ‘95) s’è fatto grande. Carlo Verdone, imperatore della commedia, campione nell'indossare costumi italici, con la naturalezza da romano nato in via Giulia, dal cuore giallorosso, avrà 70 anni il 17 novembre. Eh già, è cresciuto anche l’imbranato nipote della Sora Lella, anche se ci scherza su pure lui, nonostante la recente operazione alle anche.

Sul suo profilo Instagram, annunciando i festeggiamenti ufficiali (un canale Verdone su Sky Cinema con 20 film fino al 30 novembre, una programmazione dedicata su canale 34), l’attore-regista-sceneggiatore citando Bruce Springsteen scrive: «Che dirvi? So’ tanti. Ma la mente è lucida, lo spirito positivo, le anche robuste. Quindi la corsa continua! Born to run finché potrò».

Con 27 film da regista all’attivo, 39 da attore, e l’ultimo “Si vive una volta sola” (visto in anteprima stampa) ma bloccato 2 volte dalla pandemia Covid (forse sarà al cinema solo nel 2021), Verdone, carriera quarantennale sul grande schermo pluripremiata (ricordiamo i 9 David di Donatello), il cinema l’ha respirato da piccolo grazie a papà Mario, critico cinematografico, docente universitario e dirigente del Centro sperimentale di cinematografia, scomparso nel 2009. Sul set pugliese del suo ultimo film Verdone aveva raccontato la sua esperienza medico-farmaceutica: «Ci sono tre persone a cui ho salvato la vita e che ogni Natale, per riconoscenza, mi inviano regali importanti – è una passione privata, la gente mi chiama e io rispondo come Cotti Borroni in Viaggi di nozze: “No, non mi disturba affatto”». Da bambino la sua casa era frequentata da grandi della medicina come Pietro Valdoni e Paride Stefanini: «Mi incantava sentirli parlare, decisi che da grande sarei diventato un medico e mi feci regalare l’enciclopedia medica della Curcio, ma quando arrivai a una grave malattia degli occhi mi impressionai troppo e decisi che quella professione non faceva per me». Pur fiero delle sue diagnosi azzeccate, non ha mai pensato però, di sostuirsi ai medici veri:«Gli amici che visito li rimando dagli specialisti, mi comporto bene, io diagnostico ma delego a loro la cura».

E a proposito del suo cinema spiega che non c’è più posto per le maschere, per ragioni anagrafiche, e «perché quelle intuizioni sono nate dall’osservazione di una città e di un’umanità che oggi non c’è più». Virando verso la commedia all’italiana e dando spazio a una comicità venata di malinconia, ipocondria e nevrosi varie, con i vari “Borotalco” (‘82), “Io e mia sorella”, (‘87). “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” (‘91) “Perdiamoci di vista” (‘93) “Al lupo al lupo” (‘92), “Sono pazzo di Iris Blond” (‘96), “Ma che colpa abbiamo noi” (2002). Verdone, che ha anche recitato al fianco di Alberto Sordi nel film cult dell’82 “In viaggio con papà”, è tornato alle tipizzazioni nel 2008 con “Grande Grosso &...Verdone”, col coatto Moreno, fuori posto nella vacanza a Taormina con l’altrettanto coatta moglie Enza, interpretata da Claudia Gerini, la partner più affiatata in una produzione cinematografica in cui ha sempre dato grande spazio alle donne (Veronica Pivetti a Laura Chiatti,Margherita Buy, Asia Argento e Ilenia Pastorelli).

Fra tanti grandi successi anche battute d’arresto, come “C’era un cinese in coma” del e “L’abbiamo fatta grossa” con Antonio Albanese. Per il suo ultimo film “Si vive una volta sola” Verdone ha scelto Anna Foglietta, Max Tortora e Rocco Papaleo. Aspettandone l’uscita oltre a  passare il tempo su Fb, dove spopola, e su Instagram, ha scritto la sua prima serie tv: “Vita da Carlo”, sorta di autoanalisi in 10 puntate (le riprese sono previste a marzo, covid permettendo) per Amazon Prime Video dove racconterà, romanzandola, la sua vita. 
 

 

 

ORI. CIC.

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