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Gip: Genovese deve restare in carcere

Milano

GIUSTIZIA. Può fuggire. Inquinare le prove e, soprattutto, può stuprare ancora. Per questo Alberto Genovese, l’imprenditore fermato nella notte tra venerdì e sabato scorsi per aver prima stordito con un cocktail di droga e poi stuprato una ragazza da poco 18enne da lui invitata ad un festino nel suo appartamento con vista sul Duomo, deve imanere in carcere. A dirlo, il gip Tommaso Perna che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Letizia Mannella e dal pm Rosaria Stagnaro che avevano ravvisato le esigenze cautelari che hanno fatto finire in cella, a San Vittore, l'imprenditore digitale diventato noto per essere stato fondatore di Facile.it, la start-up da lui poi ceduta. È una personalità "altamente pericolosa", scrive il giudice.

L'uomo, secondo la ricostruzione fatta finora da inquirenti e investigatori, oltre ad aver stordito con un mix di coca rosa e ketamina la sua giovane ospite per poi stuprarla in camera da letto lo scorso 10 ottobre, avrebbe dato l'ordine a un tecnico di cancellare i video delle telecamere di sorveglianza installate in quasi tutti i locali dell'appartamento.

Circostanza questa che configura il pericolo di inquinamento probatorio, che si somma a quello di fuga in quanto lui stesso, in una conversazione telefonica con la madre, aveva affermato di voler raggiungere con il suo jet il Sudafrica.

C'è da aggiungere, riguardo al pericolo di reiterazione del reato, che una serie di testimoni hanno raccontato che Genovese era solito fare festini a base di alcol e droga messi a disposizione degli invitati. E infine, un'altra ragazza si è presentata alla polizia di Stato denunciando che la scorsa estate, in vacanza a Ibiza, sarebbe stata violentata dall'uomo con analoghe modalità di quelle della vicenda per cui ora è in carcere.  

“Genovese ha agito prescindendo dal consenso della vittima, palesemente non cosciente per circa la meta' delle 24 ore trascorse con lui, tanto da sembrare in alcuni frangenti un corpo privo di vita, spostato rimosso, posizionato, adagiato, rivoltato, abusato, come se fosse quello di una bambola di pezza”, scrive il gip nel provvedimento in cui convalida il fermo.

Secondo il gip, quando la vittima "ha ripreso un barlume di lucidita', iniziando ad opporsi e a manifestare esplicitamente il suo dissenso, fino ad implorare il suo aguzzino di fermarsi, non è stata ascoltata dal carnefice che, imperterrito, ha proseguito nella sua azione violenta, continuando a drogarla e a violentarla". “Spero di non aver fatto cose illegali e spero di non farle. La mia vita per l'80% è sana, sono una persona a posto che non farebbe mai nulla di male», si era tentato di giustificare Genovese, che aveva anche dato la colpa alla droga. Inutilmente.

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