Opinioni

Il senso di Gigi per il teatro popolare

Maurizio Guandalini

Ricordare Proietti. Perché era Proietti. E farlo nell’era del coronavirus conta. L’ansia pandemica comprime l’attenzione per le altre notizie. E’ morto il 2 novembre, commemorazione dei defunti, il giorno che era nato. Ottant’anni fa. Non rivedremo più un altro Proietti. Lo abbiamo scritto per Bongiorno, Boncompagni, Vianello. E altri della vecchia guardia. Come Gassmann. Che Proietti imitò in una storica puntata di Blitz condotta da Gianni Minà mentre Celentano reggeva il microfono.  Artigiani del mestiere.
L’attore romano ha istituito la Bottega per insegnare teatro. Crescere giovani promesse. Fuori dall’espressione triste dei “nostri artisti che ci fanno divertire”, espressa da  qualche politico disattento che l’ha detta convinto di dirla bene. Il covid-19 ha troncato la fisicità. La prima richiesta della rappresentazione scenica. L’arte del Mattatore è trasferirla. Lasciarla in eredità. Non è casuale, nella serie di coincidenze, nemmeno questa.  A me gli occhi, please. Proietti lo ricordiamo al centro del palco per ore, seduto su un baule con in dosso una larga camicia bianca zuppa di sudore. E il pubblico sotto il tendone da circo ad applaudire. Non tutto si può convertire in smart working. In streaming on line.
Proietti si spegne in un momento drammatico  con i palchi costretti al silenzio per l’emergenza. In estate c’è voluta la sua forza a riaprire, dopo la prima ondata, la stagione estiva del Silvano Toti Globe Theatre. A Roma. Non con monologhi ma con spettacoli veri e propri. «Dovremmo prendere la palla al balzo e chiederci se il Teatro è qualcosa da continuare a fare». Lui che agli inizi cantava nei night club  e non aveva idea di cosa fosse il teatro. Il rapporto tra chi  lo fa e chi lo fruisce. Parole sue da quadra. A quello cui teneva tanto. Popolare. Per tutti. «Teatro popolare è uno slogan vuoto che ha senso solo se lo spazio diventa davvero popolare, se la gente avverte che stai lavorando in una certa direzione e non, pardon, per farti le pippe». Il Maresciallo Rocca approverebbe.

MAURIZIO GUANDALINI

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