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Addio all'unico 007 Sean Connery è morto

Addio 007: Sean Connery,  l'attore scozzese conosciuto in tutto il mondo per le interpretazioni di James Bond, è morto a 90 anni. La carriera di Connery abbraccia decenni e tra i vari premi ottenuti vi sono un Oscar, due Bafta e tre Golden Globes. Oltre ai sette film della saga di 007, alcune delle altre pellicole più famose che lo hanno visto protagonista sono 'Caccia a Ottobre Rosso', 'Indiana Jones e l'ultima crociata' e 'Il nome della rosa'. E' ritenuto il miglior attore ad aver interpretato James Bond. L'Oscar è arrivato nel 1988, come miglior attore protagonista nel ruolo del poliziotto irlandese ne 'Gli intoccabili'.

Anno 1930. Sir Thomas Sean Connery, orgoglioso scozzese classe 1930, nato in un sobborgo di Edimburgo da un contadino e camionista figlio di immigrati irlandesi e da una cameriera scozzese. Fuggito da scuola a 16 anni per arruolarsi in marina, il giovane Sean fece poi molti lavori prima di arrivare al teatro e poi cinema: è stato bagnino, muratore, lavapiatti, verniciatore di bare, bodyguard e infine modello. Da qui l'avvio di quella che sarebbe diventata una grande carriera: dotato di un fisico imponente (era alto 1,89 metri), muscoloso e di un fascino naturale, nel 1953 partecipò a Mister Universo in rappresentanza della Scozia e si classificò al terzo posto. Fu il trampolino di lancio: iniziò a lavorare in piccoli ruoli in produzioni tv e pellicole cinematografiche che gli procurarono una discreta notorietà. Una carriera che esplose nel 1962 quando fu scelto da Albert Broccoli e Harry Saltzman per interpretare James Bond, l'agente segreto britannico protagonista dei romanzi di Ian Fleming, ruolo che ricoprì in sei pellicole dal 1962 al 1971 (più una settima nel 1983, 'Mai dire mai', fuori dalla serie classica). Malgrado fosse affetto da una precoce calvizie, questo non intaccò il suo fascino fuori dal set. In scena, invece, per esigenze dei produttori fu spesso costretto a indossare un toupet. Cosa che lo accomunò a un altro sex symbol cinematografico, Hamphrey Bogart.

Raggiunta la fama con le pellicole di James Bond, alle quali intervallò comunque altri film - tra cui 'Marnie' di Alfred Hitchcock nel 1964 e 'La collina del disonore' di Sidney Lumet nel 1965 - nel 1967 dopo 'Agente '007 - Si vive solo due volte di Lewis Gilbert decise di lasciare quel ruolo, salvo poi tornare sulla sua decisione nel 1971 in 'Agente 007 - Una cascata di diamanti' di Guy Hamilton. Fu quella l'ultima volta di Sean Connery ufficialmente nel ruolo di James Bond (nel 1983 il ruolo era al di fuori della serie 'ufficiale'). Da quel momento in poi iniziò una seconda vita artistica per l'attore scozzese. Una nuova carriera che inizialmente fu legata al regista Sidney Lumet, che dopo la pellicola del '65, lo diresse di altri capolavori: 'Rapina record a New York' del 1971, 'Riflessi in uno specchio scuro' del 1972, dove interpreta un violento e sadico commissario di polizia, e 'Assassinio sull'Orient-Express' del 1974, dal giallo di Agatha Christie, nel quale Connery vestì i panni del colonnello Arbuthnot. 
    Dimostrando di essere un attore eclettico, completo e dotato di un umorismo contagioso, nel seguito della sua carriera Sean Connery ha interpretato ruoli importanti in pellicole diventate di culto, da 'L'uomo che volle farsi re' (1975) di John Houston, a fianco di Michael Caine, dove interpretava un eccentrico e visionario avventuriero, al vecchio e vulnerabile arciere Sherwood in 'Robin e Marian' (1976) di Richard Lester accanto a Audrey Hepburn. Da 'I banditi del tempo' (1981) di Terry Gilliam, un film di fantascienza con l'aggiunta di un lato ironico, al popolarissimo 'Highlander - L'ultimo immortale' (1986) di Russell Mulcahy, accanto a Christopher Lambert.  Lo stesso anno ottenne un enorme consenso di critica e pubblico con l'interpretazione di Guglielmo da Baskerville, il monaco protagonista del film 'Il nome della rosa' di Jean-Jacques Annaud, tratto dall'omonimo romanzo scritto da Umberto Eco. Il film ottenne un consenso straordinario in tutto il mondo e Connery guadagnerà il Premio BAFTA come miglior attore. Il preambolo del premio più importante, ottenuto nel 1988, l'Oscar con il film 'The Untouchables - Gli intoccabili' di Brian De Palma, dove Connery fu premiato per il ruolo di Jimmy Malone, incorruttibile poliziotto e difensore della giustizia, in una pellicola in cui recitava accanto a Kevin Costner, Robert De Niro e Andy García. 

L'anno successivo è tornato a lavorare con Sidney Lumet in un altro film fortunato, 'Sono affari di famiglia', con Dustin Hoffman e Matthew Broderick; quindi è stato in 'Indiana Jones e l'ultima crociata' di Steven Spielberg, dove interpretava il padre del protagonista, Harrison Ford. Nel 1990 ha poi vestito i panni di Marko Ramius, comandante del sottomarino nucleare sovietico in 'Caccia a Ottobre Rosso' diretto da John McTiernan, mentre nel 1996 è stato un elegante ma micidiale ex agente segreto britannico, ingiustamente imprigionato negli Stati Uniti, nell'avventuroso 'The Rock' di Michael Bay. Risale al 1999 l'ultimo ruolo di alto livello apprezzatissimo dal pubblico: quello di un anziano e irriducibile ladro, complice di Catherine Zeta Jones, in 'Entrapment' di Jon Amiel. Negli anni Duemila non recitò in pellicole memorabili (nel 2000 co-produsse e interpretò 'Scoprendo Forrester' di Gus Van Sant, nel 2003 fu protagonista e co-produttore esecutivo ne 'La leggenda degli uomini straordinari' di Stephen Norrington) mentre non recitò in altre destinate a restare nella storia del cinema: rifiutò di interpretare Gandalf nella trilagia de 'Il Signore degli Anelli' di Peter Jackson e Albus Silente nella saga di Harry Potter perché non credeva nei due progetti e non li capiva. Poco cinema, dunque, ma un riconoscimento ufficiale: nel 2002 fu nominato Sir dalla Regina Elisabetta II.
La sua ultima interpretazione risale al 2012 quando diede la voce al protagonista del film d'animazione 'Sir Billi', di cui fu anche produttore esecutivo. Ammalatosi di Alzheimer, negli ultimi anni Connery è scomparso definitivamente dalle scene. Ma di lui restano memorabili interpretazioni e quel sorriso sarcastico con cui pronunciava la celebre battuta: “Ci sono cose che assolutamente non si devono fare: per esempio bere Dom Perignon del '53 a temperatura superiore a 4°C. Sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie”.

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