Opinioni

L'Atlante del cuore ci promette meno problemi

Maurizio Zuccari

C’erano un americano, un inglese, un tedesco e un’italiana. Non è l’incipit d’una vecchia barzelletta ma, in buona sostanza, la nazionalità del pool di scienziati che ha messo a punto la mappa del cuore più completa mai realizzata finora. Parte di un più vasto progetto, denominato Atlante, che mira a mappare l’insieme delle cellule del corpo umano. Human cell atlas si chiama lo studio pubblicato sulla rivista Nature, e promette d’aprire orizzonti inesplorati nella ricerca cardiaca. Per metterlo a punto sono stati usati i cuori di quattordici donatori  invece dei soliti topi, e la cosa ha i suoi evidenti vantaggi. Sono state studiate mezzo milione di cellule, dozzine delle quali mai individuate prima. La scoperta non è di poco conto se si considera che l’infarto, o comunque una qualche malattia cardiovascolare, è la prima causa di decesso nel mondo, con quasi 18 milioni di morti l’anno. Una cifra a paragone della quale pure i numeri del Covid impallidiscono. Comunque sia, sembra che finalmente quel dolore lancinante al petto e  quel formicolìo alla sinistra non dovranno preoccuparvi più di tanto. La schedatura di tutte queste cellule farà sì che le cure saranno più rapide, ed efficaci, di quanto possibile finora. Addio a stent e pompette, il nostro vecchio organo non avrà più segreti. Pare già di vedere i medici di domani viaggiare su navicelle miniaturizzate tra arterie e ventricoli e, mappa alla mano, turare le falle d’un cuore che batte all’impazzata. Novelli equipaggi d’un Viaggio allucinante che nulla ha da invidiare all’omonimo film  del 1966. Chissà se, oltre ai rimedi, si potranno così individuare le cause del crepacuore, al di là della genetica e del sempiterno stress. 

MAURIZIO ZUCCARI

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