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Il Collegio piomba nel '92 Bosisio: «I giovani chiedono regole»

TELEVISIONE È il 1992 e 21 ragazzi si ritrovano a varcare i cancelli de Il Collegio Regina Margherita di Anagni (nuova location). Caduto il muro di Berlino e finita la guerra fredda, messe in cantina le ideologie Anni ‘80, mentre l’era di internet si apre con i primi cellulari e pensieri e parole viaggiano via sms – sulle note di Losing My Religion (by REM), Ragazzo Fortunato (di Jovanotti), mentre i Nirvana da una parte e gli 883 dall’altra si fanno strada, come Luca Carboni e il suo Fisico bestiale – i drammi non mancano.

Le stragi di mafia, con l’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino e degli uomini della scorta, segnano il tempo, come ricorda la voce narrante di Giancarlo Magalli che accompagna le avventure dei giovani studenti nelle 8 puntate del docu-reality. “Il Collegio” 5 riparte riparte stasera su Rai2 (ore 21,20) e nel cast ritroviamo il severo preside Paolo Bosisio, la prof di matematica Maria Rosa Petolicchio, il prof d’italiano Andrea Maggi, e il prof di geografia Luca Raina. Torna il prof d’inglese David Wayne Callahan e per l’arte c’è Alessandro Carnevale, mentre l’educazione fisica è affidata a Valentina Gottlied  e il tenore Marco Chingari insegnerà il bel canto.

A volte ritornano, ma caro dottor Bosisio, com’è finito a fare il preside?
«Una mia laureata, affermatasi nel mondo della produzione di fiction e reality, mi telefonò dicendo che ero l'interprete giusto per il ruolo di preside in un nuovo docureality. Ero molto titubante anche dopo avere visto qualche puntata del format. Ma decisi di provare. Ho fatto poche esperienze come attore nella mia carriera in cui ho alternato il ruolo di docente universitario a quello di regista teatrale, anche televisivo ma soprattutto d’opera. La mia esperienza di preside risale agli Anni ‘80, ma non mi è stata utile per costruire il personaggio che faccio in tv».

La televisione è un mondo a sé...
«In tv interpreto un personaggio e lavoro col supporto di autori che sono i responsabili del programma, come Luca Busso, la vera mente del Collegio. Mi confronto con lui e poi vado in presa diretta. Non recito su un copione, ma seguo un filo preciso. Certo quando mi trovo a confrontarmi con uno studente ribelle o con un genitore sono costretto a reagire utilizzando la mia testa e il filtro del personaggio che recito».

C’è sempre il montaggio rimediare a eventuali errori.
«Ma con Luca siamo una coppia affiatata e credo che in genere condivida le mie reazioni. Lo vedo dietro le telecamere, mentre lavoro, e dalle sue espressioni capisco se sto facendo bene.»

Si aspettava un successo del genere?
«No. Ma i numeri parlano chiaro e ogni giorno per strada verifico che la trasmissione funziona. Mi fermano molti ragazzi e mamme e finché si tratta di fare un selfie o un breve video indirizzato al figlio che è a casa non ci sono problemi. Il bello inizia quando qualche genitore, scambiando la finzione con la realtà, si rivolge a me come se davvero fossi un preside chiedendo consigli pedagogici o didattici per drizzare un figlio renitente allo studio».
 
Nello show si applica il sistema scolastico degli Anni ‘90. Cosa potrebbe essere ripristinato di quel metodo?
«Non si tratta di ripristinare elementi sparsi di un metodo che già negli Anni ‘90 era andato a farsi benedire. Il disastro progressivo della scuola italiana è cominciato all’inizio degli Anni ‘70 con la prima riforma della scuola secondaria di primo grado. Da lì in avanti gli errori si sono susseguiti e la scuola è scivolata verso il disastro. A questo graduale peggioramento si è sommata l’evoluzione della famiglia in cui si sono persi molti valori. I ragazzi oggi fanno quel che vogliono, non credono più che esistano doveri e regole, tendono a ribellarsi se contraddetti e i genitori corrono a difenderli».

Le 4 edizioni hanno registrato un boom di telespettatori proprio tra i giovanissimi. Come mai, secondo lei?
«Credo che i più giovani soffrano proprio dell’assenza di regole e valori nella quale si crogiolano col benestare di molti genitori e di non pochi docenti. Lo dimostra la crescente fortuna del balletto, uno dei settori artistici in cui vige la più ferrea e assoluta disciplina. I giovani sentono il bisogno di regole e non vivendole le cercano almeno nella virtualità di una trasmissione tv».

Dal punto di vista umano e culturale come “trova” i suoi studenti al loro primo giorno di Collegio e alla fine?
«In alcuni casi rilevo autentiche trasformazioni. Ragazzi che arrivano privi di qualsiasi autostima e la ritrovano, ottenendo risultati scolastici migliori. Altri che imparano a convivere con compagni mai visti e a socializzare. ma si tratta di casi sporadici».

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

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