Opinioni

Quei sacchetti finiti nel bidone sbagliato

Maurizio Baruffaldi

Almeno un paio di inquilini del mio palazzo buttano nel bidone della raccolta del vetro anche la busta di plastica che lo contiene. Succede da mesi. Nonostante sia stato appeso un foglio a quadretti, con scritto: “C’è qualche menefrego che continua a buttare i sacchetti di plastica nel bidone del vetro”. Un richiamo fin troppo gentile. Quella plastica peggiora l’intento del riciclo, e così un cicinin della vita di tutti. E producendo multe, insinua la tasca, argomento che immaginiamo sia sensibile anche ai più poveri di spirito (Prof. Massimo Galli docet). Chissà chi sono, ci si chiede. 
Sabato c’erano in un sacchetto bianco due Poretti da 33cc, due scatole di tonno, e qualche capsula di caffè espresso. Le latte andavano nella plastica, le capsule nell’indifferenziata, perlomeno, ma questa è una sfumatura. Ho fatto la foto al sacchetto ignorante. E pensato di stamparla e appenderla alla porta d’ingresso del condominio, con la volontà di mettere il soggetto di fronte a se stesso. Ma è forse un’ambizione troppo grande, per un tizio di tale fattura. Ci accontenteremmo di metterlo di fronte a un pedinamento, a una mezza indagine. Quello credo che gli pruderebbe un po’. In fondo un menefrego è vile per natura. 
Ora. Facile il rimando all’onda degli antimascherina, e ancora peggio a quelli che negano l’esistenza del virus, che andrebbero messi su una nave e lanciati verso il bordo finale della terra piatta. Io sono allergico al multare. Ci sono momenti e spazi in cui te puoi togliere, o abbassare, basta usare testa e cuore (non si possono vedere quelli al volante dell’auto, soli, con la mascherina). Ma a chi non la mette mai, o manifesta, live o social, farneticando (sempre prof Galli docet) dittature, si potrebbe registrarlo e inserirlo in una banca dati. Quando si presenta all’ospedale con il suo Covid 19, e compare in quella lista, se ne torna a casa e prende un Alka Seltzer. Così gli diamo sì, una dittatura: quella della responsabilità personale.

 

MAURIZIO BARUFFALDI

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