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Brexit, schiaffo Uk a Ue L'incubo del No Deal

Brexit

Tra 113 giorni, il primo gennaio 2021, la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea, e se finora non è stata una passeggiata quella che si annuncia è, dalle prime mosse di Londra,  una battaglia con colpi sotto la cintura. La bomba l’ha lanciata oggi il governo di Boris Johnson, mandando all’aria l’accordo faticosamente sottoscrritto un anno fa e  pubblicando  il controverso progetto di legge sul mercato interno britannico che modifica in particolare il protocollo nord-irlandese in modo da evitare il ritorno di un confine rigido tra l'Irlanda del Nord, che è britannica, e la Repubblica d'Irlanda, che fa parte dell'Unione europea - al termine del periodo transitorio post-Brexit, durante il quale il Regno Unito rimane soggetto alle norme europee.    Ieri è stato lo stesso segretario di Stato britannico per l'Irlanda del Nord, Brandon Lewis, ad ammettere che il testo «viola il diritto internazionale»,  sia pure «in modo molto specifico e limitato». Molto dure le reazioni di Bruxelles all'annunciata legge britannica, che a detta dell'Ue finirebbe per "svuotare" l'intesa generale della Brexit nell'ottobre del 2019. 

Il vice presidente della Commissione europea, Maros Sefcovic, chiede un vertice di emergenza con la controparte britannica. Un incontro della Commissione congiunta Ue-Uk sull'accordo di recesso deve essere convocato il prima possibile, così che i funzionari britannici possano «elaborare e rispondere alle nostre forti preoccupazioni sulla legge», ha detto Sefcovic. Anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen si è detta «Molto preoccupata per gli annunci del governo britannico sulle sue intenzioni di infrangere l'accordo». E ancora: «Pacta sunt servanda», conclude la numero uno della Commissione.

Intanto il premier Boris Johnson fissa al 15 ottobre la data ultima per chiudere i negoziati e far sì che l’accordo sia approvato dagli organi legislativi delle due parti, l’Europarlamento ed il Parlamento britannico, altrimenti sarà No Deal, niente accordo.  L’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo avrebbe gravi conseguenze per entrambe le parti. I rapporti tra Londra e Bruxelles inizierebbero ad essere assoggettati alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) cosa che determinerebbe l’introduzione di nuovi dazi, tariffe e controlli doganali.

Uno scenario che preoccupa molto Confagricoltura: «Senza un accordo commerciale tra Unione europea e Regno Unito, - afferma  il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - dobbiamo prepararci a gestire una fase di instabilità sui mercati agricoli dell’Unione. Gli autotrasportatori britannici stanno già rifiutando il rinnovo per l’anno venturo dei contratti con gli esportatori degli Stati membri».   Il Regno Unito importa dalle Ue prodotti agroalimentari per oltre 40  miliardi di euro l’anno, il 72% delle importazioni totali. Il “Made in Italy” di settore concorre per 3,5 miliardi. «In questo quadro di crescenti incertezze - dichiara Giansanti - abbiamo rilanciato la richiesta al governo di costituire una task force per supportare le imprese nel caso di un mancato accordo con il Regno Unito. Inoltre, va stabilito che anche il settore agricolo potrà beneficiare della riserva finanziaria di 5 miliardi di euro decisa dal Consiglio europeo per gestire l’impatto determinato dal recesso del Regno Unito».

 
 

 
 

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