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Università, test medicina tra Covid e proteste

Test medicina
Test di medicina

Entrare nella facoltà di medicina era l'obiettivo dei 66.638 candidati che questa mattina hanno svolto il test in tutta Italia, sperando di assicurarsi uno dei 13.072 posti disponibili sul territorio nazionale.

Porte aperte. Una giornata, quella di oggi, contraddistinta anche dalla protesta contro il numero chiuso, che ha accomunato associazioni studentesche e dei consumatori. Non poteva mancare il ricorso del Codacons, da anni contro il numero chiuso: "Una pratica quella del numero chiuso che - denuncia il Codacons - mai come quest'anno appare obsoleta e scorretta, e determinerà pesanti discriminazioni a danno degli studenti. I test di accesso servono oramai solo a riempire le casse degli atenei - spiega il presidente Carlo Rienzi - e sono dannosi per il Paese e per il sistema sanitario dal momento che in Italia si assiste da tempo ad una grave carenza di medici, come dimostrato di recente dall'emergenza Covid".

Servono medici. "Proprio la situazione generata dal coronavirus - prosegue Rienzi - rischia di dare vita quest'anno ad una valanga di ricorsi: molti studenti non potranno oggi sostenere le prove di ingresso per impedimenti legati al Covid, e potrebbero ricorrere alle vie legali per far valere il proprio diritto allo studio. Allo stesso modo chi oggi sosterrà i test senza essere ammesso alle facoltà sarà legittimato a ricorrere in tribunale qualora il Governo dovesse concedere agli studenti bloccati dal Covid la possibilità di sostenere le prove in un secondo momento, avendo avuto questi ultimi maggiore tempo per prepararsi ai test".
"È inaccettabile che venga fatta questa selezione per diventare medico, quando il nostro Servizio sanitario nazionale e ancora in grave emergenza per carenza di organico con la pandemia ancora in corso". A denunciarlo è Camilla Guarino di Link Coordinamento Universitario. "Le misure miopi intraprese durante il lockdown sono emblematiche - continua - in varie regioni d'Italia sono stati chiamati in servizio medici in pensione, medici militari oppure anche medici neolaureati senza un'adeguata formazione. Siamo contro ogni barriera di accesso dal test di oggi al test di specializzazione del 22 settembre, a cui parteciperanno 25.000 medici abilitati per soltanto 14 mila borse di specializzazione, limitando ulteriormente il numero di medici". Per Guarino, "una programmazione di questo tipo è la causa dell'emergenza sanitaria che denunciavamo già l'anno scorso prima della pandemia e per questo chiediamo che, per rispondere al fabbisogno di salute reale del Paese, vengano coperte tutte le borse di specializzazione e ripensato il sistema di accesso alla facolta di Medicina e chirurgia".

La protesta. "È inaccettabile che uno studente in uscita dalle scuole superiori non possa scegliere liberamente il suo percorso di studi - rincara la dose Giulia Biazzo, coordinatrice nazionale dell'Unione degli studenti - I test non valutano realmente la preparazione, ma vogliono selezionare e ridurre in numero i futuri studenti universitari. Il governo deve finanziare realmente l'istruzione pubblica per garantire a tutte e tutti di accedere ai gradi piu alti degli studi. La pandemia inoltre ha acuito il meccanismo iniquo del test per cui Medicina è più accessibile a chi può permettersi un affitto da trovare in una cittàdefinita solo ad ottobre dalla graduatoria, una preparazione al test non inficiata dal digital divide ed eventuali corsi di preparazione su cui spesso speculano i privati. Inoltre, a chi si trova nello stato di quarantena sarà preclusa la possibilità di partecipare al test".
"Non possiamo trascurare le mancanze di medici e specialisti che nella pandemia di sono palesate drammaticamente nel nostro Sistema sanitario e che in futuro si aggraveranno notevolmente se non ci sarà un ripensamento delle modalità di accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia e del concorso di specialità coprendo tutte le borse e attraverso una programmazione di lungo periodo sui fabbisogni di salute del nostro Paese. La formazione è l'unica protezione che abbiamo dall'emergenza", conclude Giacomo Cossu, coordinatore della Rete della Conoscenza. 
"È insopportabile che ancora una volta siano gli studenti a dover pagare. A maggior ragione nella situazione di crisi economica in cui si trovano tantissime famiglie italiane, a causa del Covid19. Questa doveva invece essere l'occasione per ripensare le modalità d'accesso al corso di laurea in medicina, superando lo strumento inefficace del test che non può rappresentare veramente uno studente e andare a limitarne il diritto allo studio e al futuro."
A Torino un gruppo di studenti hanno protestato davanti alla facoltà di Medicina che hanno srotolat lo striscione: "La pandemia lo ha dimostrato il numero chiuso va abrogato". 

Test semplici. I test quest'anno sono sembrati abbordabili comunque dagli studenti in uscita dall'esame: per i primi studenti usciti alle 14.30 dalle aule dell'università La Sapienza di Roma, le domande di logica e attualità erano semplici, meno quelle di chimica e biologia, vero scoglio della prova. Tra i quesiti di cultura generale una domanda sui presidenti della Repubblica, una sulla robotica e una sull'autore del Signore degli Anelli. "Vengo da una famiglia di medici e questa scelta è stata naturale- dice Lorenzo, 18 anni- il test era fattibile, se avevi studiato potevi farcela".
Massima attenzione alla sicurezza sanitaria. Nelle aule (68 quelle dell'ateneo romano distribuite tra le sedi di Roma, Rieti e Latina), i candidati erano distanziati, con ingressi e uscite contingentati. Per Giulia, 19 anni, "le norme sono state rispettate in maniera perfetta". 

"Un grande in bocca al lupo a tutte le ragazze e i ragazzi che questa mattina compiono il primo passo verso la Facoltà di Medicina. Siete il futuro del nostro bene più prezioso, il Servizio sanitario nazionale". Così scrive su facebook il ministro della salute, Roberto Speranza.

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