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La vita di Giuseppe Verdi illustrata per bambini

INTERVISTA Ha vinto il Premio Abbiati-Siebaneck con un progetto «da brividi lungo la schiena», come dice lei, che ha portato l’Opera per bambini e ragazzi al carcere minorile “Beccaria” di Milano. Ha scritto per l’editore Curci, in collaborazione con affermati disegnatori, libri illustrati come “I kattivissimi” o “Notti horror all’Opera”, per spiegare ai più piccoli la magia del teatro musicale usando la chiave della “paura” e del mistero. Con il suo “Rigoletto a scuola, dalla lirica al rap” (sempre Curci), scritto con Paola Bertassi, e il bando “Verdi Rap” per il Festival verdiano del Regio di Parma, ha avvicinato generi diversissimi in modo nuovo e sorprendente. Per Cristina Bersanelli, però, questa pianista e scrittrice nata proprio a Parma e capace di ritagliarsi il ruolo della vera “autorità” nel campo della divulgazione musicale, inizia ora un nuovo progetto. Ha appena pubblicato per i tipi del “suo” Teatro Regio “Giuseppe Verdi. Il cigno di Busseto”, una monografia illustrata (fondamentali i disegni di Patrizia Barbieri; il libro è in vendita a 10 euro sul sito www.teatroregioparma.it, presto anche l’edizione in inglese) dedicata al genio nato alle Roncole. Un’opera agile, affettuosa, scritta con linguaggio semplice ma accurato. Si conclude con i disegni in bianco e nero dei “pets” cui il Maestro era affezionato, il pappagallo Lorito e il cagnolino Lulu, la cui colorazione è lasciata alla fantasia dei piccoli lettori.

Bersanelli, questo libro è solo il primo di una serie piuttosto nutrita.
«Sì. Seguiranno altre monografie su Puccini, Donizetti, Rossini, Mozart, Bellini, e poi Callas, Tebaldi, Pavarotti, Bergonzi, Toscanini, Paganini…e a settembre anche un omaggio a Maria Luigia, che fece costruire il Regio».

Lei l’ha definito «il mio libro più bello, dedicato all’uomo che amo di più».
«Dentro c’è un pezzo di cuore. Sono cresciuta con la figura di Verdi. Frequentando le scuole, mi sono resa conto che quando mostravo la sua immagine i bambini non sapevano a chi appartenesse. Questa monografia è per bambini dai 5 ai 10 anni. Ma anche per i genitori, chiamati a sfogliarla assieme a loro. Così ripassano anche i grandi…questi son libri facili, “croccanti”, non fanno sentire ignorante l’adulto». 

Giustamente, le omissioni sono molte. Sarebbe stato interessante, forse, spiegare ai bambini la stizza del Maestro contro quei benpensanti dei compaesani di Busseto, scandalizzati per la sua lunga convivenza con la Strepponi…
«Sono stata molto attenta e delicata, come anche sulla morte dei bambini avuti dalla prima moglie. Già il fatto che si sia poi risposato è da prendere con le pinze. In genere, per fare un altro esempio, non farei mai un “Trovatore”, dove una madre getta il figlio nel fuoco, o una “Suor Angelica” (la tragica figura pucciniana si uccide pensando al figlioletto strappatole alla nascita e poi morto di un male incurabile, ndr)…».

 Però ha fatto un “Rigoletto”, una storiaccia, se vogliamo.
«Sì, certo, ma lì c’è il tema del bullismo, della deformità, della diversità. Ci si può lavorare». 

L’educazione musicale in Italia termina alla terza media. Sull’Opera, che è il nostro petrolio, zero assoluto. Iniziative come la sua suppliscono almeno un po’.
«Grazie…se fossi ministro farei studiare certamente la storia dell’Opera. E anche il rap, che insegna la metrica e la sensibilità per i temi sociali e attuali. Collegando magari i due mondi, come del resto ho già fatto con il concorso “Verdi Rap” a Parma. Nella nostra scuola l’educazione musicale è la figlia della serva. Chi la vuole, se la deve pagare. Io oggi insegno pianoforte in una scuola inglese…in una scuola media statale dovrei insegnare il flauto dolce, un nobile strumento ridotto a “sputacchiera”, con cui intonare Fra Martino Campanaro. Non fa per me».

SERGIO RIZZA

 

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