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Concessioni, il vizio è la durata eterna

Maurizio Guandalini

Fino a quando la banconiera chiederà se vogliamo il prosciutto cotto più buono, non capiremo cosa s’intende per bene pubblico. Oggi, il Governo, decide sulla revoca della concessione ad Autostrade. In mezzo il  consumatore che guarda. Attonito, verso gli strilli di codici, articolati, leggi e liberali a parole. Dal lato di chi viaggia l’unico appeal è la sicurezza.  E prezzi calmierati. Se lo fa lo Stato o i Benetton interessa zero. A scombinare le carte,  una concessione eterna, 2038, congeniata come doppione dello Stato. Ne fa le veci il privato, ma senza concorrenza. E’ il mercato all’italiana. Paraventi e contropartite. Di uno Stato che non sa fare lo Stato e di un privato che aspira a diventare Stato. E’ il motivo dei treni regionali che pur qualche disastro l’hanno combinato. Non è mai emerso un vero competitor privato. Ha prevalso il camouflage. Di competenze e responsabilità, risolte con l’aumento del biglietto. Sono treni delle regioni, ma anche delle Ferrovie, c’è da distinguere le vetture dai binari e quindi la manutenzione.
La caduta del ponte Morandi dimostra che Autostrade ha fatto male. Da capire l’impegno morale pubblico di fargliela pagare. Dubito, lo Stato, sia in grado di averla vinta dal giorno alla notte. Si creerebbe un vuoto che mortificherebbe il servizio. Al danno del consumatore. E’ il vizio di durata che va corretto. Sotto l’effetto del coronavirus sono state rinnovate le concessioni  balneari al 2033. In queste proroghe quanto incide l’efficacia del controllo? Che per Autostrade è scritto puntuale quanto devono investire  e la conservazione da programmare. 
Nelle gestioni non c’è un must vincente. Lo Stato. Il privato. Su Alitalia si sono esercitati a perdere gli uni  e gli altri. Si leggano le tariffe telefoniche, quelle delle assicurazioni, quanto gli accordi di cartello sono una variante compiacente del quieto vivere, con  portafogli pieni. Il consumatore fa finta di scegliere. La vantaggiosa offerta. Che sa tanto di cotto, quello buono, andato a male.

MAURIZIO GUANDALINI

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