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Smart working, nel 2020 incremento del 4,1%

Lavoro

Superata la fase emergenziale, il ritorno a regime della gran parte delle attività sta portando al ripristino delle modalità tradizionali di lavoro, con l’abbandono, in molti casi del lavoro “da casa”. Secondo l’elaborazione della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro a partire dai risultati dell’indagine svolta dall’Istat “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid19”, tra maggio e giugno, quasi il 40% del personale delle aziende con più di due addetti che era stato occupato in modalità agile durante il lockdown è tornato in sede. Complessivamente, nel bimestre maggio-giugno, ha continuato a essere occupato in smart working il 5,3% delle risorse aziendali, mentre nei mesi del lockdown (marzo-aprile) la percentuale si era attestata all’8,8% (tab. 1).  
I vincoli di distanziamento imposti dall’emergenza, la possibilità di tutelare con maggiore efficacia la salute dei dipendenti, i vantaggi economici derivanti per le aziende dall’occupazione in remoto continuano a rappresentare una determinante importante nel proseguire con tale modalità di lavoro. E lo saranno almeno fino a quando resteranno in vigore le procedure semplificate di ricorso al lavoro agile.  
Ma è indubbio che l’esperienza fatta durante il lockdown ha avuto impatti differenti sulle realtà aziendali e sugli stessi lavoratori. Da un lato, ha spinto le grandi aziende e quelle attive nei settori ad alta intensità di lavoro high skilled verso l’ulteriore diffusione e, in alcuni casi, consolidamento di nuovi modelli organizzativi centrati sull’alternanza del lavoro da casa e in presenza. Dall’altro lato, soprattutto nelle piccole e medie imprese, dove il ricorso al lavoro da remoto è stato meno diffuso ed organizzato, la fine del lockdown ha coinciso anche con l’abbandono di tale esperienza.  
Tracciando un bilancio, rispetto ad inizio anno (bimestre gennaio-febbraio) quando, secondo la stessa indagine, erano solo l’1,2% i lavoratori interessati dal lavoro a distanza, si è registrato un incremento medio della platea dei lavoratori dal periodo pre al post lockdown, pari a circa 4,1%.   

Le aziende più grandi (con 250 addetti e oltre), dove già prima dell’emergenza Covid esisteva una discreta quota di lavoratori in lavoro agile, pari al 4,9%, sono quelle che hanno consolidato maggiormente il modello organizzativo, portando al 31,4% la quota dei lavoratori in lavoro remoto tra marzo e aprile, per poi scendere al 25,1% all’uscita dal lockdown: complessivamente, tra pre e post lockdown, la platea dei lavoratori coinvolti è aumentata del 20,2 punti %.   le aziende medio-grandi, che pure hanno compiuto uno sforzo organizzativo importante, portando la quota di lavoratori in remoto dal 2,2% di gennaio-febbraio, al 21,6% di marzo-aprile. A giugno questa tornava al 16,2% per un incremento complessivo dell’incidenza di 13,9 punti %. Di poco impatto sembrerebbe invece l’esperimento lavoro agile per le piccole imprese dove, a consuntivo, la platea degli smart worker è cresciuta di 3,4 lavoratori su 100 tra le piccolissime (3-9 addetti) e di 5,7 tra le piccole (10-49 addetti).

F.P.

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