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Matematica, un contest promosso dal progetto iHEART

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Chi l’ha detto che la matematica è una materia noiosa? Creatività e fantasia sono due attributi essenziali in matematica: prima di scrivere migliaia di righe di software per eseguire accurate simulazioni numeriche di complessi processi biologici,  i matematici devono mettere in campo nuovi modelli per descrivere i problemi multifisici e multiscala con l'aiuto di intuizione, creatività e fantasia, nonché rigore matematico. Sono proprio queste le caratteristiche che il contest “I numeri del mio cuore”, promosso dal progetto iHEART punta a promuovere. Gli studenti delle scuole superiori italiane diventano protagonisti attivi del cambiamento verso una nuova concezione della scienza (in particolare, la matematica). Proprio come iHEART promuove la sinergia tra medici, matematici e ingegneri biomedici, questo concorso stimola una visione interdisciplinare della matematica, e culminerà in una creazione multimediale. “L'interdisciplinarità è patrimonio della conoscenza matematica, vogliamo che questo importante messaggio arrivi anche agli studenti, che spesso considerano la matematica lontana dall’esperienza quotidiana”, commenta Alfio Quarteroni, professore al Politecnico di Milano e coordinatore del progetto ERC iHEART.

Matematico. Oggi, il matematico non svolge più il proprio lavoro solo davanti alla scrivania, ma interagisce con un numero sempre più elevato di figure professionali per trovare soluzioni ai problemi sempre diversi presenti nell’industria, nello sport, nella medicina e nella società in senso lato. Talvolta entra persino in sala operatoria, per assistere i cardiochirurghi e fornire supporto per il decision making clinico. Il cardiochirurgo, infatti, è come un raffinatissimo artigiano, che deve operare cuori sempre diversi e deve saper adattare la propria conoscenza alle caratteristiche del caso. Il matematico ha un approccio diverso alla realtà: i dati e le informazioni utilizzate devono essere precise, oggettive, e si basa di continuo su leggi fisiche fondamentali..“Non abbiamo ancora un impatto diretto sul singolo paziente, ma supportiamo il cardiochirurgo nell’interpretazione dei dati che ha a disposizione. Grazie ai nostri modelli che si basano su leggi fisiche, siamo in grado non solo di riprodurre ciò che viene osservato, ma possiamo anche garantire l’accesso a molte informazioni che non sono direttamente misurabili”, commenta Alfio Quarteroni, direttore del progetto iHEART, il cui team ha avuto modo di affiancare i clinici in sala operatoria, nell’ambito di una collaborazione avviata con diversi ospedali, assistendo ad interventi quali la tachicardia ventricolare e la fibrillazione atriale.

Il contest. La partecipazione è riservata agli studenti delle scuole medie superiori, individualmente, in gruppo, o come intera classe. Le regole di partecipazione sono descritte nel bando del contest reperibile alla pagina iheart.polimi.it/inumeridelmiocuore. Le idee dovranno essere postate sulla pagina Facebook del contest e segnalate inviando il modulo all’indirizzo iheart@polimi.it a partire dal 1 febbraio 2020 e fino al 31 maggio 2020. I lavori verranno giudicati dal pubblico con il sistema dei “like” di Facebook. i dieci lavori più votati saranno esaminati da una giuria e fra essi verrà scelto il vincitore del contest. Una rappresentanza del progetto vincitore (massimo 3 studenti più l’insegnante) verrà invitata a trascorrere la giornata del 29 settembre 2020 – Giornata Internazionale del Cuore – presso il Laboratorio di Modellistica e Calcolo Scientifico MOX del Politecnico di Milano, per vivere da vicino l’esperienza dell’applicazione della matematica alla medicina cardiaca. Le spese saranno a carico del progetto iHEART.

Quarteroni. “Con questo concorso invitiamo gli studenti a lasciarsi ispirare da questo approccio e a presentare un originale prodotto multimediale che riveli la relazione nascosta ma intima tra la matematica e il cuore. Sono ammessi immagini, film, podcast, simulazioni e animazioni. La creatività sarà uno dei criteri di valutazione, insieme al contenuto scientifico del lavoro presentato”, conclude Quarteroni.

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