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Da Prato la nuova vita dei tessuti

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Nella capitale mondiale del tessile c’è un gruppo di giovanissimi che ha deciso di dare nuova vita alle fibre nobili. Così a Prato è nata Rifò, un’impresa geniale che propone linee di maglie e accessori in cashmere e lana prodotte con tessuti rigenerati. E tutto questo con un processo di lavorazione che riduce del 77% l’uso di energia, del 90% quello di acqua e di prodotti chimici, del 95% le emissioni di CO2 e addirittura del 100% l’utilizzo di coloranti.

«Abbiamo deciso di dare una seconda vita a tutti quei vestiti che la gente non indossa più: raccogliamo gli indumenti usati dalle persone tramite il nostro portale, li trinciamo, li trasformiamo in un nuovo filato e li riconfezioniamo in un nuovo accessorio o capo di abbigliamento», racconta  Niccolò Cipriani, ventottenne nato a Firenze e oggi di base a Prato, in tasca una laurea in Università Bocconi e poi un anno tra Cina e India per un programma di scambio con le Nazioni Unite. L’intuizione nasce proprio durante un periodo di permanenza in Vietnam. «Lì si produce tanto per l’Occidente, ma quello che non viene venduto è riportato nelle loro discariche. Ecco perché la filiera globale è da ripensare».

Così si è sviluppato questo brand, incentrato sulla conoscenza del distretto tessile di Prato e che è anche un progetto sociale: parte dei ricavati viene devoluta ad associazioni del settore socio-sanitario e ambientale.Un’occasione per provare a risolvere i problemi di sovrapproduzione e di eccessivo consumo. Un modello virtuoso nel settore dell’abbigliamento. «Rifò significa rifaccio, perché parto da uno scarto e gli do valore. Siamo in sei e arriviamo tutti da percorsi di formazione nella comunicazione e nel design in giro per il mondo. Seguiamo la produzione del capo e vendiamo il prodotto finito. Facciamo collezioni di indumenti e accessori del territorio con una collezione estiva e invernale e abbiamo anche integrato l’e-commerce», dice Niccolò. Così su Rifo-lab.com è possibile procedere all’acquisto: oggi scelgono questa moda da filiera sostenibile clienti che arrivano per il 60% dal mercato estero, soprattutto da Germania, Francia, Belgio, Svizzera. Di fatto questi under 30 ripensano lo storico mestiere dei cienciaioli, quelle figure storiche che compravano vecchi indumenti per portarli a nuova vita. Oggi grazie alle tecnologie è possibile rigenerare capi, portandoli allo stato di fibra, e ottimizzare la filiera. «Rigeneriamo i capi. Preferiamo lavorare con piccole realtà, vogliamo essere molto agili e portare con noi un messaggio etico». Formula etica, sostenibile, alternativa alla classica industria della moda. Formula vincente, in questi tempi segnati necessariamente dall’effetto Greta Thunberg sui brand e sui consumatori.

Giampaolo Colletti

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