Tentati omicidi e stupri in manette 25 latinos

Conquistare il predominio del territorio sfidando le altre bande; allargare la pandilla (gang) annettendo nuovi membri; autofinanziarsi con rapine e furti. Questo il disegno perseguito della MS13, la banda formata da 25 latinos (di cui 7 minorenni) sgominata ieri dalla Mobile.  Per tutti le accuse sono di associazione per delinquere, rapina, lesioni, detenzione e porto d’armi da taglio.
A capo della banda, che gli investigatori definiscono «una vera e propria organizzazione criminale», un 25enne, Josuè Flores Soto, detto “Kamikaze” o “Ranflero”. Nell’operazione, partita da due tentati omicidi risalenti al 2011 entrambi compiuti a Milano (uno alla fermata della M1 Duomo a gennaio, l’altro, un mese dopo, in via Pompeo Castelli), oltre a quattro machete e coltelli, è stato trovato anche un “libro di regole” cui gli affiliati dovevano attenersi.
Ragazze violentate
Per entrare nella banda, i ragazzi subivano un pestaggio da parte di tutta la banda della durata di almeno 13 secondi, mentre le ragazze potevano scegliere tra le botte o  uno stupro da parte del capo, o del suo secondo, o di due membre nella gang. Il motto era “entri con amor o con dolor”.
Nella banda il messaggio “luce verde” significava una missione punitiva che qualche indisciplinato della MS13 avrebbe dovuto compiere contro  membri di bande rivali con una doppia funzione: “educare” l’esecutore e assicurarsi il controllo del territorio. Per tale obiettivo era inoltre in corso una lotta violenta che si estendeva a Brescia, Cremona, Novara, Pavia e Monza. Gli MS13 inoltre marcavano i punti di ritrovo del gruppo - Parco Nord e via  Procida - con la tag e tutti i membri erano “timbrati” con un tatuaggio uguale.
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