Oca: 13 associazioni sfidano il Comune

città Una presa di distanza da quanti stanno occupando (pacificamente) l’Oca, ma anche un messaggio al Comune. Si legge così la presa di posizione di ieri delle 13 associazioni “istituzionali” (capofila l’Associazione Le Belle Arti di Brera, che si occupa delle attività degli allievi all’esterno dell’istituto, ma anche dei licei Boccioni e Hayech), fino a poco tempo fa attive negli spazi dell’ex Ansaldo di via Bergognone, che ieri sono uscite allo scoperto.
Ultimo tassello di una vicenda che ha visto il licenziamento di un assessore (Boeri, perché costrinse Pisapia a firmare un’agibilità degli spazi per un concerto mai arrivata dalle autorità); un bando ora scaduto che assegnava a Barley Arts la creazione del palinsesto e alle associazioni e giovani artigiani il diritto di usare il luogo gratis; un’occupazione  da parte del collettivo Club 2.0 Social art. Ora, estinto quel bando, tutti attendono una decisione.   Al professore e curatore di mostre  Camillo Dedori, presidente dell’associazione Brera, abbiamo chiesto spiegazioni.
Prefessore, scendete in guerra anche voi?Non polemizziamo con chi occupa, sarebbe una guerra tra poveri. Ci pare però singolare che il Comune abbia deciso di incontrare loro per discutere del futuro di Oca e non noi, che abbiamo cercato un contatto con Palazzo Marino. Se dobbiamo occupare che lo dicano. Magari non vi conoscono…In sei mesi abbiamo organizzato 13 mostre (tutte concordate col Comune) che hanno richiamato 3500 persone. Non siamo degli “sconosciuti”! A cosa è dovuta questa situazione? Credo che neanche a Palazzo Marino sappiano che fare. Devono decidere se fare un bando per mettere a reddito gli spazi (e solo gli stilisti hanno oggi i soldi per permetterselo). O se concederli alle associazioni, che, in cambio di un affitto a lungo termine, si impegnano a cercare sponsor per farli funzionare. Oppure, un sistema misto. Il problema è che nessuno decide. Ma non è che voi volete un bando su misura?No, vogliamo solo sapere se qui c’è un futuro per noi.  
(Andrea Sparaciari)