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SUL VOTO SVENTOLA LA SCHEDA BIANCA

Roma. Una valanga di astensioni, il Pd che tiene (ma dovrà vedersela con il Pdl nei ballottaggi fra due settimane in un ritrovato bipolarismo), nessuna plateale “bocciatura” del governo delle “larghe intese” ma, anzi, un ridimensionamento dello “tsunami” di Grillo. Sono gli elementi che spiccano dalla tornata delle comunali di sabato e ieri. L’affluenzaè stata del 62,38%, con un crollo del 14,78% sulla tornata precedente e un picco al ribasso nella Capitale. Nei 16 Comuni capoluogo il centrosinistra appare in testa anche in 5 città che erano appannaggio del centrodestra: Roma (con Ignazio Marino che prevale nettamente su Alemanno), Imperia, Iglesias, Treviso e di una spanna anche a Viterbo e Brescia (in bilico sino all’ultimo nello spoglio tra gli schieramenti). Il centrosinistra dovrebbe aggiudicarsi già al primo turno (sindaci con oltre il 50% dei voti) 5 Comuni capoluogo: Sondrio (Molteni), Massa (Volpi), Pisa (Filippeschi), Vicenza (Variati) e sul filo anche Iglesias (Gariazzo). I conti veri si faranno però solo fra due settimane e il Pd non canta vittoria troppo presto.
Il Governo regge
«Ma certo non sfugge a nessuno che le larghe intese con il Pdl non hanno spazzato via il Pd come qualcuno prospettava - commenta il segretario Guglielmo Epifani - e non hanno alimentato i sentimenti “grillini”. Ora bisognerà recuperare la fiducia di quella parte dell’elettorato che non ha voluto votare». Intanto il Movimento Cinque Stelle non è decollato a Roma ed è crollato a Siena, dopo mesi di martellante campagna sulla vicenda Montepaschi. È vero che il centrosinistra andrà al ballottaggio per la prima volta da 20 anni nella cittadina toscana, ma Grillo è passato da quasi il 21% delle politiche al 7,8 per cento delle comunali. Il flop dei 5 Stelle alle amministrative è destinato a lasciare il segno. Pochi i commenti ufficiali da parte dei grillini, perchè il “consiglio” ieri era di evitarli, ma alcuni deputati non si dicono stupiti. Si paga, è il ragionamento, la strategia sbagliata seguita in questi mesi: poca democrazia interna e scarsa informazione ai cittadini sulle cose che si facevano.
L’addio al voto smuove le acque
La “protesta bianca” scuote i palazzi e non rincuora la tenuta dei partiti delle “larghe intese”. La prima risposta che fa trapelare il premier Enrico Letta è la volontà di accelerare il percorso delle riforme, per combattere l’antipolitica. Con una spinta, viene riferito da fonti parlamentari, soprattutto sull’abolizione delle province, il passaggio successivo all’eliminazione del finanziamento dei partiti. Intanto Silvio Berlusconi ordina ai suoi di minimizzare la portata del voto locale, depotenziarne gli effetti e rilanciare la necessità che l’azione di governo contrasti la disaffezione mettendo in campo subito misure “choc” capaci di riattivare l’economia e dare fiato alle famiglie. «Il non voto ormai non è un sintomo né la spia di un disagio, ma una cruda realtà - commenta Massimo Cacciari - la gente pensa che il proprio voto non significhi nulla e quindi non va alle urne».
 
(Metro)

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