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Vi svelo il cimitero della ndrangheta

«Non sono stato io ad ucciderli. Ma sono dove sono sepolti. Vi ci porto». Così in aula ha detto Rosario Marando, uno dei quattro uomini imputati per un triplice omicidio di 'ndrangheta avvenuto nel 1997 a Volpiano. Le vittime, i cui corpi non sono mai stati trovati (nemmeno ieri, oggi si riprendono le ricerche), erano Antonino e Antonio Stefanelli, zio e nipote, e il loro braccio destro Francesco Mancuso: vennero uccisi dal clan Marando per vendicare la morte di un loro parente, Francesco, freddato un anno prima e poi bruciato nei boschi di Condove. Ieri Rosario Marando, che rischia l'ergastolo per quei delitti, ha detto in aula di non essere stato lui a sparare, ma di aver seppellito i corpi ed di essere disposto ad accompagnare gli inquirenti.
«Gli Stefanelli e i Mancuso vennero attirati nelle campagne di Volpiano. Gli spararono non appena scesero dall'auto» ha raccontato Rosario Marando, aggiungendo: «Mi chiamarono e quando raggiunsi il posto ad aspettarmi c'erano Rosario e Antonio Trimboli, Giuseppe Perre e Giuseppe Leuzzi. Li aiutai a seppellire i corpi. Parlo ora perché non faccio male a nessuno».
I Trimboli sono scomparsi nel 2000, Perre è incapace d'intendere per una malattia e Leuzzi è già in cella. Nel pomeriggio Rosario ha guidato gli investigatori nelle campagne di Volpiano nel tentativo di individuare la zona.
(Rebecca Anversa)

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