quanto pesano i pregiudizi

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Corso Francia, incrocio via Flaminia, venerdì scorso. Mentre attendo il
verde al semaforo pedonale vedo dall'altra parte della strada un vigile
urbano, accompagnato da un collega, che si china improvvisamente a
raccogliere qualcosa fra il marciapiedi e l'asfalto. Obnubilata dalla scarsa
considerazione per la categoria, per la maggior parte dei romani a metà
strada fra la più bassa forma di vita del pianeta e la più infida specie di
demoni, spiego a me stessa una tale solerzia con l'ipotesi più banale: "Avrà
trovato un portafogli?".
Invece lo vedo tirare su con le mani nude una tavoletta di legno lurida e
irta di chiodi e punte metalliche. Un'autentica insidia per le ruote delle
auto, un rischio assai maggiore per i motociclisti o ciclisti che ci fossero
passati sopra. E le sorprese non si esauriscono. Invece di scaricarla nel
cestino accanto sento il vigile, che ormai ha attraversato, informare il 
collega che andrà a gettarla in fondo a un cassonetto: per evitare che
qualcuno si possa ferire le mani mentre getta i rifiuti. Chi mi ha seguito
fin qui si starà giustamente chiedendo cosa c'entra questa tranche di vita
vissuta con la mia abituale posta del cuore? Nulla se guardiamo al fatto in
se stesso, anche perchè di certo non sarà quest'episodio singolo farmi
"reinnamorare" dell'immagine di una categoria erosa da decenni di scandali.
Molto se pensiamo a quanto le prevenzioni, le illazioni e in genere le
aspettative negative, possono pesare nella valutazione che diamo dei
comportamenti altrui, anche di chi ci è più vicino. Quindi per una volta
perdonate la digressione, e meditatiamoci su insieme. 

Blog di: 
Maria Beatrice De Caro