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«Questo film sul Ghetto aiuta ad abbracciare le diversità»

Francesco Rodrigo Festa del Cinema

CINEMA Recita, canta, suona la batteria e balla. Francesco Rodrigo Sirabella Sinigallia, è coprotagonista di “Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma” (nella foto), per la regia di Giulio Base, in anteprima come Evento alla Festa del Cinema di Roma, domani ore 21, al Maxxi.
Nel cast del film corale, oltre a Rodrigo, Bianca Panconi, Emma Matilda Lió, Daniele Rampello, Irene Vetere, Marco Todisco, Domenico Fortunato, Aurora Cancian, Lucia Zotti e Alessandra Celi.

Francesco Rodrigo, che ruolo ha nel film girato tutto nella Capitale?
«Sono Dilan, un ebreo, che con Sofia, la protagonista, e un gruppo di ragazzi cristiani ed ebrei, indaga tra segreti, di un passato celato, nuove identità e una misteriosa lettera. Il film racconta la storia della Shoa, attraverso l’avventura di un gruppo di giovani: il passato s’intreccia col presente... È una storia in cui il dolore si fa speranza e diverse religioni diventano una cosa sola».

Com’è stato durante le riprese “vivere” nel Ghetto di Roma?
«Interessante. Ho imparato molte cose che non sapevo sulla cultura ebraica e sulle tante tradizioni».

Qualcosa l’ha turbata?
«Entrare nella Sinagoga e vedere la separazione tra uomini e donne. E poi il rito della conversione mi ha impressionato».

Avrà fatto qualche gaffe?
«Sì, in pausa pranzo ho osato chiedere di mettere del pecorino sul ragù: vietato! Mi è stato risposto».

Ha recitato, tra le altre cose, nella fiction Rai Nero a Metà: com’è lavorare con Claudio Amendola?
«Troppo bello! Lui è un tipo molto attento ai dettagli, ma è simpatico e poi è romanista come me!».

E essere diretto da un regista come Giulio Base?
«T’insegna molto: lui si dedica tanto agli attori, oltre che alla parte tecnica».

Programmi in cantiere?
«Ho un progetto Mibac per un corto contro l’odio raziale che parte dai fatti del 2019 che coinvolsero i nomadi. La gente fa fatica ad abbracciare la diversità: ne ha paura. Se solo avessimo meno pregiudizi e fossimo più uniti...».

Quanto pesa per voi giovani attori l’emergenza Covid?
«Tanto: speriamo di poter tornare a girare. Ormai faccio provini solo in self tape: si è perso il rapporto umano senza il casting in presenza. Che tristezza!»

 

 

ORIETTA CICCHINELLI

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