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Adesso l'uomo razzo si prende la scena

Maurizio Zuccari

Sono solo un uomo razzo, e non capisco tutta questa scienza. Erano gli anni Sessanta quando sir Elton Hercules John, al secolo Reginald Kenneth Dwight, cantava Rocket man. L’uomo razzo. 
Oltre mezzo secolo dopo, uomini razzo sfrecciano per ogni dove, da Dubai alle Dolomiti. L’ultimo, sui cieli di Los Angeles, ha creato più problemi d’uno stormo agli aerei in atterraggio, sollevando l’allarme delle autorità e dando il via a una colossale caccia all’uomo volante. La prima della storia. Niente da fare, l’uomo razzo è scomparso com’è apparso: nel nulla. 
Il precursore del genere, lo svizzero Yves Rossy, autore nel 2008 della traversata della Manica in pochi minuti, svolazza da un quindicennio sull’Europa. Ma è dalla Seconda guerra mondiale che i prototipi del jetpack, gli aviozaini, tentano di portare in volo qualcuno. 
Ed è dagli anni Venti dello scorso secolo che film e fumetti di fantascienza sono infarciti di uomini volanti. Oggi gli emuli del trasvolatore della Manica si sono moltiplicati, le loro performance amplificate dai media. 
Tra i primi a capire le potenzialità sceniche del mezzo, a uso del grande pubblico, Michael Jackson. Una sua controfigura lasciava la scena con un jetpack al termine di ogni tappa del suo Dangerous world tour, negli anni ‘90. 
Ma chiunque oggi può indossare uno zainorazzo e togliersi il gusto di volare, pagando il giusto alla Jetpack aviation corp. Una quindicina di lezioni di volo a meno di 5mila dollari l’una ed è fatta, si fila a duecento l’ora fino a 4.500 metri d’altezza. 
Anche se dall’azienda californiana s’affrettano a dire che non si può volare per ogni dove e per diporto. Tantomeno sopra Los Angeles, dove la caccia resta aperta. L’azienda, che ha un contratto di ricerca con l’esercito Usa, non ha venduto un pezzo. Ma giorno verrà che si potrà svolazzare a piacere, magari canticchiando Volare di Modugno.

MAURIZIO ZUCCARI

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