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Che cosa ci insegna questo ritorno in aula

Maurizio Guandalini

L’apertura ieri delle scuole ha dato il segno del Paese che riparte. E se ad Amatrice l’unica scuola è ancora chiusa, l’anno scolastico debutta  col piede sbagliato. Nell’era del Covid-19 i simboli hanno il loro peso. Il giusto carico. Senza la retorica a tutti i costi. Quella last minute. Che ogni valore ha sostanza se passa dalla scuola. Che il sapere è custodito nelle mura delle classi. Che si diventa persona formata solo stando seduti nei banchi mono posto. Siamo seri, liberi dal peccato e da ogni turbamento. La nostra scuola è un piccolo disastro viaggiante. A partire dai tramezzi finendo ai professori timorosi. Che si danno malati per la paura di prendere il virus. Legittimo. Siamo umani. L’idea del servitore dello Stato risiede nelle anticaglie della maestrina dalla penna rossa. La pellaccia vale molto di più. Qualcuno si impegni ad aggiornare il libro Cuore.
Ma allora, che serve la scuola perennemente malconcia? Insegue e sperona la sorella perché ha una relazione con un trans. Lei cade dallo scooter e muore. E’ accaduto nel napoletano. Il fratello ventinovenne sosteneva che la sorella fosse infetta. Follia, pazzia o ignoranza? Il 20% dei giovani dai 16 ai 29 anni ha capacità minime di lettura. E di comprensione.   Aldilà del nozionismo, bambine e bambini, ragazze e ragazzi che ogni giorno si vedono attorno alla lavagna, a un docente volenteroso, hanno modo di prevenire comportamenti scellerati. Ad esempio, le classi miste hanno abbondantemente affossato i dubbi sull’integrazione. Nell’oceano di silenzio, accelerato dalla pandemia, ho visto tanti giovani girare nelle città, nei paesi, nei borghi. Ho colto l’esaurimento di scorte da vacanza. Sei mesi lontani dalla scuola sono troppo.  Online è il rimedio delle sciocchezze di chi vede l’insegnamento come una routine burocratica con la ricevuta di ritorno di un click.  Toccarsi, guardarsi, scherzare, ridere, anche dare scazzottate sono istruzione. Con le pezze al culo, cerotti ovunque, scalcagnata ma vuoi mettere l’effetto che fa?

MAURIZIO GUANDALINI

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