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Il fratello di Maria Paola resta in carcere

delitto di Caivano

Resta in carcere a Poggioreale Michele Antonio Gaglione, 30 anni, fratello di Maria Paola, 20 anni la ragazza morta nella notte tra venerdì e sabato ad Acerra (Napoli), dopo che, secondo l'accusa, l'uomo ha speronato lo scooter su cui viaggiava la ragazza con il compagno. Nella caduta la ragazza ha sbattuto la testa contro un pilastro ed è morta.I reati contestati a Michele Gaglione sono omicidio preterintenzionale "con l'aggravante di aver agito per motivi abietti o futili, non condividendo la relazione affettiva della sorella" con Ciro Migliore,  un ragazzo trans.  Durante le  due ore di interrogatorio ha ribadito di non aver avuto nessuna intenzione di uccidere la sorella, ma solo di fermarla e riportarla a casa e di non aver speronato lo scooter. 

 «Non è vero che è stato un incidente». Dice invece Ciro Migliore, ricoverato  nella clinica Villa dei Fiori ad Acerra per le ferite riportate nella caduta.   «Mi è corso dietro, mi voleva per forza ammazzare. L’abbiamo incontrato per caso, me lo sono trovato dietro». Ciro ha raccontato che qualche giorno prima dell’accaduto  «Michele è venuto sotto casa mia e mi voleva tagliare la testa, c'era anche mia madre, può confermarlo. Mi ha detto che mi avrebbe ammazzato. Mi diceva che non dovevo stare con la sorella altrimenti mi ammazzava».

La famiglia della vittima non accettava la relazione della ragazza con un trans e più volte aveva minacciato la coppia e anche la madre di Ciro. «Io e Paola dovevamo scappare insieme -racconta ancora il ragazzo -per venire qui ad Acerra a vivere. Quando l’hanno scoperto, il fratello e il padre l’hanno picchiata. Era il 13 luglio».  Secondo la madre di Ciro, Rosa Buonadonna l’intera famiglia di Maria Paola ha  osteggiato la loro relazione. «Volevano ucciderlo - ha detto - il fratello gli diceva 'lascia Paola altrimenti ti ammazzo. Non hanno mai voluto, la mamma non ha mai voluto accettare questa relazione. Ma i figli sono come sono, si devono accettare sempre. Ci vuole amore da mamma, non come ha fatto lei».

Il ragazzo, che sul profilo Istagram ha pubblicato un ricordo dei tre anni di amore con Maria Paola, vorrebbe poter dare un "ultimo saluto" alla sua ragazza.  Un impegno che si è presa Daniela Falanga, presidente di Arcigay Napoli, alla quale  Ciro ha consegnato la sua richiesta . «Il nostro impegno ora è innanzitutto su questo - spiega Falanga - e stiamo cercando di capire attraverso il pubblico ministero se sia possibile ». « Ciro è una persona completamente devastata - aggiunge Falanga - E’ una vicenda che fa chiarezza su quanto accade nel quotidiano: le persone trans restano ancora le ultime nel panorama dei diritti e sono quelle che maggiormente vivono lo stigma sociale, mentre Maria Paola era una ragazza che andava assoggettata alle chiare dinamiche della cultura patriarcale, doveva essere spersonalizzata. Il suo ragazzo è un trans e in quanto tale era un mostro, una persona che quasi attaccava un virus, una malattia alla ragazza e la cambia. E’ una situazione critica, una questione culturale e rispetto a questo devo dire che l'Italia è messa proprio male».

Anche per Franco Grillini, presidente di Gaynet «siamo di fronte a una vicenda tragica, che evidenzia come ancora sopravvivano pregiudizi intollerabili» che rende ancora più urgente l'approvazione della legge Zan che prevede l'aggravante di omotrasnfobia. «Per superare la cultura che fa percepire come un disonore avere in famiglia una lesbica, un gay o un trans, bisogna partire dall’applicazione di una legge seria contro trans e omofobia. E’ necessario, inoltre, educare le nuove generazioni ad apprezzare le diversità. Il mondo è fatto di mille diversità che vanno valorizzate».

Da registrare una polemica interna al mondo Lgbtqia+ sul linguaggio utilizzato da media e associazioni per raccontare la tragedia, dopo un post di Arcilesbica, che ha raccolto molte critiche in cui si chiamava il ragazzo trans Cira: «La transessualità non si autocertifica, ci sono passi da fare ben precisi - si legge nel post -. Il fatto al momento non smentito è che Cira Migliore ha documenti e corpo femminili, non ha mai iniziato alcun percorso di transizione. In caso questo venga ufficialmente rettificato, provvederemo a chiamarlo Ciro, trans ftm, da femmina a maschio». «Arcilesbica dovrebbe chiedere scusa a Ciro a Paola e a tutte e tutti noi ragazze e ragazzi trans-dice Elia Bonci,  attivista e influencer -mi stupisco che qualcuno dia credito ad Arcilesbica. Una donna è stata uccisa perchè schiava di un sistema patriarcale e misogeno. Ciro sta venendo misgenderato e umiliato: Arcilesbica in un post sta usando e diffondendo il suo deadname. Misgendering e uso del deadname sono tra le prime cause di suicidio tra le persone trans».

 

 

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