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Street art, RS Productions propone "Born in the street"

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RS Productions ha esordito nel cinema con Vitrum, un ampio e vario viaggio nel mondo della produzione vetraria in particolare a Murano (nelle sale cinematografiche il 24, 25 e 26 agosto) e propone adesso Born in the street, destinato a far luce sul vasto e spesso travisato mondo dell’arte visiva di strada (nei cinema il 31 agosto e 1 e 2 settembre). Constatiamo subito intanto che di chiarezza sulla Street Art c’era in effetti bisogno. Le due parole possono infatti evocare semplicemente, ed equivocamente, vernici spray e muri zeppi di disegni dai colori forti e contrastanti, opere di stravaganti giovani sfrontatamente dediti ad appropriarsi abusivamente di superfici urbane e utilizzarle al limite del vandalismo. Tutto ciò che, oltre a far confondere la Street Art con il “graffitismo”, minimizza il ruolo culturale e il valore artistico di quella che ormai realizza vocazioni fondamentali dell’arte contemporanea: la libertà totale dell’artista, l’affrancamento dai tradizionali mezzi e dai tradizionali spazi (gallerie, musei), la destinazione a un pubblico largo e imprevisto, in certi casi la critica alla società contemporanea (contestazione in atto della proprietà privata e della politica degli spazi pubblici).

Oggi, realizzato il proprio status culturale, non di rado la Street Art rientra nei supporti tradizionali della pittura (tela, carta, tavole) e negli spazi tradizionali delle gallerie. Insomma un fenomeno parecchio vario e di grande complessità, su cui era necessario fare il punto, per un pubblico attento alla cultura contemporanea, preferibilmente al di fuori delle difficili nozioni dei critici. Di tale esigenza si è fatto pienamente carico appunto RS Productions con Born in the street, suo secondo lungometraggio prodotto in proprio e destinato alle sale cinematografiche.

Il film è opera del regista Davide Cisterna e di un nutrito gruppo di collaboratori professionisti. Si avvale di un’abile tecnica, che alterna sapientemente la parola dei personaggi coinvolti a suggestioni visive di opere e ambienti. Si sofferma in particolare sulle varie configurazioni che la Street Art ha assunto nelle diverse città e in particolare a Milano, riservando una particolare attenzione al contributo dato alla riqualificazione delle aree urbane periferiche e alla valorizzazione degli spazi pubblici.

Born in the street si sviluppa in nove parti, ognuna delle quali vede protagonista un critico o un artista di spicco della corrente. Matteo Donini, fondatore della galleria milanese “The Don”, si intrattiene sulla collocazione della street nell’arte contemporanea, il writer Chuck Hargrove sulle origini sociali e culturali del fenomeno, l’artista Marco Mantovani sulla realtà e sui mutamenti italiani, il writer Fabio Girola sull’uso delle vernici spray, lo street artist Andrea Mattoni sui rapporti della street con la grande arte contemporanea, i “Non pervenuti” Microbo & Bo130 sui rapporti tra Street Art e ambienti urbani, l’illustratore Francesco Caporale sul suo caso di illustratore con tecniche prese dalla street e passato poi alla street.

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