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Amatrice: la rabbia per i ritardi

TERREMOTO

RIETI. Decine di sedie vuote hanno accolto questa mattina il premier Giuseppe Conte e il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, giunti ad Amatrice, per la commemorazione 299 vittime del sisma che colpì Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto nella notte del 24 agosto 2016. Erano le sedie destinate ai familiari delle vittime, che hanno preferito partecipare alla celebrazione che si è svolta la notte scorsa, boicottando la messa celebrata oggi dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili. Un'assenza di protesta per i ritardi accumulati dalla ricostruzione,  la quale sono stati erogati solo 200 milioni dei 2,1 miliardi di euro impegnati.

«Vogliamo concretezza, siamo stanchi delle promesse. Io ho lasciato la terra. Siamo stanchi. Voglio risposte dal presidente». Così una cittadina di Amatrice si è rivolta al presidente Conte al suo arrivo sul prato del campo sportivo. Con lei un gruppo di cittadini che indossano una maglietta con scritto “Presidente Conte vogliamo parlare con te”, che hanno fermato il capo del Governo, il quale ha ascoltato in silenzio la signora. «Dopo vengo a casa sua e parliamo - le ha risposto Conte - Non voglio interrompere la cerimonia. Capisco le sue posizioni e la sua insoddisfazione».

«Le leggi per accelerare e semplificare le abbiamo fatte ma tra sei mesi, un anno, non cambiera' nulla. Il processo di ricostruzione e' lungo e complesso», ha aggiunto poi Conte parlando con alcuni residenti amatriciani alla fine della cerimonia.

Difficoltà ricordate anche nel messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il pensiero che si rinnova va, anzitutto, alle vittime e ai loro familiari. E ai tanti che hanno perduto casa o lavoro - e spesso entrambi - in quella notte drammatica", scrive il capo dello Stato che poi sottolinea i ritardi nella ricostruzione: «L’opera è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica».

Pesante anche il monito lanciato dal vescovo Pompili durante l’omelia: «Da Amatrice può venire qualcosa di buono? Niente di buono visto che molti sono altrove e non torneranno. Niente di buono, visto che tutto l'Appennino non ha smosso quanto da solo ha mobilitato il ponte di Genova», ha attaccato il prelato. «Eppure - ha aggiunto - esattamente come il Covid-19 ha creato una netta cesura tra quello che è stato e ciò che sarà dopo - anche il post-terremoto può segnare uno spartiacque per il nostro Paese. Un passaggio, appunto, tra una vecchia idea di ricostruzione e una nuova idea di rigenerazione», ha contiuato mons. Pompili, «perché la ricostruzione non basta se non si cura la qualità dei legami interpersonali, piuttosto che inseguire ciascuno gli interessi propri. Di sicuro, per tutto il Centro Italia l'investimento edilizio potrebbe rivelarsi una leva potente, ma a essere privilegiata dovrà essere la relazione e non la speculazione, la fiducia e non il sospetto, se si vuole davvero rinascere».

Richieste di velocità e semplificazioni che il Governo sembra aver fatto proprie. «Dobbiamo recuperare la fiducia, dire a cittadini, sindaci e imprese che devono crederci, perché le innovazioni che sono state proposte sono innovazioni molto radicali. È stata fatta un'operazione di trasparenza: abbiamo riferito dello stato della ricostruzione e adesso abbiamo fatto un rapporto sui dati e abbiamo fortemente innovato le procedure. Adesso si parte», ha dichiarato in mattinata il commissario straordinario alla ricostruzione per il terremoto del Centro Italia del 2016, Giovanni Legnini.

«Abbiamo introdotto una norma - ha aggiunto - che consente di applicare la procedura semplificata, in via facoltativa, anche alle pratiche pregresse, per smaltirle. Insomma, ci sono le condizioni affinché nei prossimi mesi, ad un ritmo crescente, possiamo veder aprire molti cantieri. Certo, per i centri storici distrutti è molto più complicato, questo va detto. Non ci sono ancora i piani, spetta ai sindaci farlo, si possono però applicare quei poteri speciali per molto tempo invocati: adesso ci sono. Ho già avviato il dialogo con i sindaci interessati».

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