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Poco mare e zero turisti Ferragosto ai tempi del virus

Coronavirus fase 3

Niente ressa in spiaggia, città d'arte senza stranieri, alberghi semi deserti. È l'estate ai tempi di Covid, un'estate di pendolari, dove la vacanza è all’insegna del 'mordi e fuggi' e privilegia le zone turistiche del Paese con prevalenza di seconde case, mentre penalizza quelle con maggiore valenza alberghiera, soprattutto di alto livello. A cominciare dalle città d'arte, che con la loro alta percentuale di internazionalizzazione sono quelle che maggiormente richiamano i turisti del segmento lusso. 

Mare. L'atteso pienone di agosto sulle spiagge italiane non c'è. E non ci sarà. Se non limitato al Ferragosto, la classica giornata della gita fuori porta che spesso ha come meta proprio il mare. Il calo d'afflusso è stato almeno del 30 per cento rispetto all'anno scorso. 

Turisti. Stranieri quasi assenti in Italia. Una mancata spesa di circa 13 miliardi di euro, solo nei mesi di luglio-agosto e settembre, precisamente conti alla mano 13 miliardi e 734 milioni di euro. È la stima Confcommercio, secondo i cui calcoli si registra quasi l’80% in meno di presenze negli hotel a 5 stelle. In particolare, mancano all’appello soprattutto i turisti stranieri (-91,2%) che per le strutture di alta gamma costituiscono la componente principale della domanda. I principali habitués degli alberghi di lusso, secondo Federalberghi–Confcommercio, provengono infatti da Stati Uniti, Giappone, Russia, Australia, Brasile e Cina. Tutti mercati chiusi da oltre 5 mesi durante i quali sono andati in fumo quasi 9 milioni di pernottamenti, circa il 40% dei flussi che questi paesi generano ogni anno verso gli alberghi a 5 stelle italiani. A soffrire di più, le città d’arte che con la loro alta percentuale di internazionalizzazione sono quelle che maggiormente richiamano i turisti del segmento lusso. 

Alberghi. Il primo bilancio di queste vacanze è “deprimente” e “sottotono” per Federalbeghi: mare e montagna si aggirano intorno al 60% di occupazione contro il 90% dello scorso anno, mentre si registra un vero e proprio “crollo” per le città d’arte e di conseguenza per il settore del lusso, con solo il 20% di lavoro. 

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