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Bonus, prime autodenunce "Ma per beneficenza"

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Per adesso, le uniche “autodenunce” per il bonus da 600 euro ricevuto dall’Inps arrivano da consiglieri comunali e regionali. Dal Piemonte e dal Veneto, leghisti, e un consigliere comunale di opposizione del comune di Firenze, che ha un reddito imponibile da 254 mila euro nel 2018 secondo il Corriere della Sera. 

A sua insaputa. “Alt. Non li ho chiesti io. Li ha richiesti il mio commercialista - ha detto Ubaldo Bocci, ex candidato del centrodestra a Firenze e ora portavoce dell’opposizione - Quando me lo hanno detto ho preso i primi 600 euro, i successivi di aprile, ho aggiunto altro e li ho donati a un'associazione contro la droga, a un'altra che fa assistenza ai poveri e a un orfanotrofio in India", si è giustificato.

La beneficenza è la spiegazione usata anche dal consigliere leghista del Veneto, vicepresidente della Regione, Gianluca Forcolin. “Quando è esplosa la questione del bonus, in queste ore, ho verificato con la mia socia che, senza che lo sapessi, ha presentato domanda per tutti dove possibile. Avevamo sette dipendenti in cassa integrazione. Il dato di fatto, però, è che io non ho visto un centesimo. Lo sottoscrivo col sangue. La domanda non è stata accettata. Non è arrivato mai nulla. La richiesta rispondeva a ogni criterio di legittimità e quei 600 euro, fossero arrivati, sarebbero rimasti nelle casse dello studio".

Altruisti. Stessa linea da parte di Alessandro Montagnoli, l’altro dei tre consiglieri regionali leghisti del veneto “enersi”: “Ci sono momenti nella vita in cui puoi fare finta di nulla o scegli di dire semplicemente come stanno le cose. Ho deciso di affrontare questa situazione a testa alta".

"Durante l'emergenza Coronavirus in forma anonima ho aiutato delle realtà sociali impegnate nella sanità del territorio - si difende su Facebook  l'esponente veronese del Carroccio - Quando è uscito il decreto Cura Italia, che riguardava tutti i lavoratori autonomi, ho deciso con mia moglie di richiedere il bonus con l'intento fin da subito di devolverli per l'emergenza Covid e a chi lavora nella protezione civile. Ho sbagliato: con il senno di poi ho fatto una leggerezza, ma in buona fede. Questi soldi ero sicuro sarebbero stati spesi bene, dal territorio per il nostro territorio”.

Nessuna privacy. I nomi che tutti attendono, quelli dei parlamentari e pare di almeno un governatore, sono però ancora top secret, nonostante gli appelli alla trasparenza da parte di tutti. Oggi il garante della privacy ha pubblicato una precisazione importante: "La privacy non è d'ostacolo alla pubblicità dei dati relativi ai beneficiari del contributo laddove, come in questo caso, da ciò non possa evincersi, in particolare, una condizione di disagio economico-sociale dell'interessato". Ciò vale a maggior ragione rispetto a coloro che svolgono una "funzione pubblica", aggiunge il Garante, che aprirà un'istruttoria sulla metodologia seguita dall'Inps

I partiti. “Ho firmato la dichiarazione per autorizzare l'Inps a rendere pubblici i miei dati. Io non ho nulla da nascondere. E nessun rappresentante delle istituzioni puo' pensare di nascondersi dietro al diritto alla privacy quando di mezzo c'e' l'interesse pubblico". Cosí Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, in un altro post Facebook. "Serve trasparenza, la massima trasparenza. Sono passati due giorni dallo scandalo del bonus di 600 euro per le partite iva preso da alcuni parlamentari della repubblica. E ancora questi parlamentari non hanno avuto il coraggio di rivelarsi, di metterci la faccia. Queste persone non sono all'altezza del ruolo che oggi ricoprono”.

Chiarisce la sua posizione la Lega, attraverso il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari: “Come promesso, se qualcuno ha preso un bonus verrà sospeso, anche se quei soldi sono stati dati in beneficienza", riferendosi chiaramente proprio a quei consiglieri leghisti che stanno facendo outing.

 

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